In quanto cristiani e cittadini digitali possiamo avvalerci delle nuove tecnologie come una sfida alla conoscenza. Per sollecitare le nostre convinzioni e crescere, anche nella fede.
Lo noto continuamente. Molti si affidano all’intelligenza artificiale (IA) soltanto per ricevere risposte rapide. È comprensibile, spesso lo faccio anch’io. Ma se questo diventa l’unico motivo per cui ci affidiamo all’IA, finiamo per sfruttarne appena una minima parte del potenziale. Anzi, è probabile che, così facendo, ci stia persino danneggiando.
Diciamolo chiaramente: siamo esseri umani, quindi inevitabilmente portatori di pregiudizi. Riconoscerlo è il primo passo, e farlo presto è ancora meglio, sia come persone, sia come cristiani.
Dio desidera aiutarci a discernere la verità. Vi è stato un solo essere umano che abbia posseduto e incarnato la verità perfetta: Gesù Cristo. Tu ed io non abbiamo tutta la verità, e nemmeno la comprendiamo totalmente. È una delle ragioni per cui sono così importanti lo studio e la lettura regolare della Bibbia. “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio” (Giovanni 3:19-21).
La maggior parte degli esseri umani non anela alla verità. Visioni del mondo come la teoria dell’evoluzione sono sorte anche perché a tante persone non piace l’idea che Dio esista. Credere in Dio, infatti, implica dovergli rendere conto.
Il libro biblico dei Proverbi cita spesso la differenza tra lo stolto e il saggio: “La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio” (Pr 12:15). Lo sciocco non è interessato a osservare le cose sotto una prospettiva diversa. È il classico saputello. Non puoi insegnargli nulla, perché pensa di conoscere già tutto.
Cosa c’entra questo discorso con l’intelligenza artificiale? Moltissimo.

Cassa di risonanza o scossa che risveglia
Possiamo usare l’IA per confermare i nostri pregiudizi oppure per superarli e metterli in discussione. La prima scelta ci lascerà limitati e ristretti. L’altra allargherà gli orizzonti e stimolerà l’immaginazione. Il risultato che otterremo dipende tutto dal modo in cui ci avviciniamo a un “modello linguistico di grandi dimensioni” (un modello di IA addestrato su enormi quantità di testi, ndt) e da come interagiamo con esso.
Invece di limitarci a porre una domanda diretta, iniziamo a chiedere punti di vista diversi. Sam Illingworth, fondatore di Slow AI (In italiano AI Lenta) è molto bravo in questo (Slow AI propone un approccio etico e metodologico che promuove uno sviluppo più lento, ragionato e responsabile dell’intelligenza artificiale, ndt). Ho chiesto a Claude (un assistente virtuale basato sull’IA, ndt) di confrontare la proposta di Slow AI al cristianesimo e di paragonarla ai contenuti e all’approccio di Church AI Guy, producendo una guida per i cristiani (Joseph Duchesne, l’autore dell’articolo, è il creatore di “The Church AI Guy”, uno spazio in cui fede e innovazione si incontrano per discutere l’impatto a lungo termine dell’intelligenza artificiale, ndt).
Ecco un passaggio della guida: “La struttura di Slow AI non è stata progettata specificamente per i cristiani. Tuttavia si collega con sorprendente precisione alla vita intellettuale cristiana perché la Scrittura stessa è un testo che pone delle domande. I profeti non confermavano le supposizioni di Israele, le frantumavano. Gesù non dava ai farisei le risposte che cercavano; riformulava completamente i loro quesiti. Quando il giovane ricco chiese: ‘Che cosa devo fare per avere la vita eterna?’, Gesù non convalidò il suo schema mentale. Mise in luce proprio ciò che l’uomo non voleva esaminare”.
Convalida o ricerca della verità?
Nel documento si sottolinea che i cristiani che usano l’IA per studiare la Bibbia si interfacciano con una versione unica del problema della compiacenza. Le nostre tradizioni teologiche ci forniscono schemi già pronti. Ci avviciniamo ai testi con convinzioni dottrinali già stabilite. Un’IA che confermi queste certezze sembra offrirci una convalida. Ma convalida e verità non sono la stessa cosa. A volte, l’azione più fedele che un’IA possa fare è rifiutarsi di essere d’accordo con noi.
Vi è anche un altro livello. I cristiani tendono a trattare lo studio della Bibbia come una semplice ricerca di informazioni: cosa significa questo passo? Qual è il contesto? Cosa significa quella parola greca? Sono buone domande, ma possono diventare un modo per tenere a distanza la Scrittura. Raccogliamo dati sul testo senza mai permettere al testo di raccogliere delle informazioni su noi stessi.
Oltre la superficialità
Le tecniche di Slow AI spostano l’interazione nella direzione opposta. Ci chiedono: “Cosa rivela questo passo biblico sulle mie supposizioni? Cosa evito? Come cambierebbe la mia vita se prendessi seriamente in considerazione questo testo?
La maggior parte di noi desidera conferme, ma ciò di cui abbiamo davvero bisogno è la verità. La Bibbia è chiara: abbiamo un problema con la verità. I nostri cuori sono stati incrinati dal peccato. Il pregiudizio contro Dio e le sue leggi ci offusca rispetto a quello che è giusto, retto e vero.
Molto prima che esistesse l’IA, gli esseri umani erano già inclini alle risposte superficiali e alla via più facile. I modelli linguistici non hanno creato il problema: lo hanno semplicemente amplificato.
Inseguire la luce
Possiamo scegliere e decidere se vivere nell’inganno, agendo come desideriamo e vogliamo (l’apostolo Paolo lo chiamava “vivere secondo la carne”), oppure seguire la via dello Spirito: “Se vivete secondo la carne voi morrete, ma, se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete” (Romani 8:13).
E allora, corriamo verso la luce. Scegliamo di confrontarci con la verità invece di vivere nella fantasia dell’autoinganno. L’IA è al nostro servizio. Può aiutarci nella ricerca della verità, oppure a rimanere nell’illusione. La decisione è nostra. Prestiamo attenzione, però: l’esito delle nostre scelte potrebbe fare la differenza tra la vita eterna e la morte.
Joseph P. Duchesne
[Fonte: adventistreview.org. Tradotto da Veronica Addazio].
[Immagini: BrianPenny e Pexels, Pixabay.com].







