Anche quando si è particolarmente timidi e introversi, la testimonianza nasce dall’incontro personale e da piccoli gesti genuini.
Se siete come me, il solo pensiero di trovarvi in mezzo a una grande folla vi fa venire voglia di sprofondare sottoterra. Sono un’introversa e, a differenza degli estroversi, non amo la calca o stare al centro dell’attenzione. Mi ricarico nei momenti di solitudine e di tranquillità.
Spesso, quando pensiamo all’evangelizzazione, ci vengono in mente oratori carismatici e grandi gruppi di persone con la voglia di ascoltare. È un po’ un retaggio della nostra tradizione avventista, con incontri evangelistici da ricordare. Anche la Bibbia offre molti esempi in tal senso (vedi Matteo 5-7, Matteo 14, Marco 4, Marco 8 e altri).
Mi sono spesso chiesta in quale modo il mio tipo di personalità si adatti al “modello” dell’evangelizzazione. Intendo dire, non mi vedreste mai di fronte a una enorme massa di gente!
C’è da riconoscere poi l’impatto dei mutamenti sociali e dell’individualismo; sembra che questo metodo missionario si trovi ad affrontare maggiori difficoltà rispetto al passato.

E allora, come uscirne?
Mi sento di suggerire che l’evangelizzazione “estroversa”, non è più l’unico modo disponibile. C’è un’altra via altrettanto efficace: l’evangelizzazione introversa.
L’idea di uno stile missionario più personale, più diretto e individuale l’ha mostrata più volte anche Gesù durante il suo ministero terreno. Basti pensare alla donna al pozzo (Giovanni 4), a Nicodemo (Giovanni 3), a Maria Maddalena (Giovanni 20) e a Zaccheo (Luca 19). L’elenco potrebbe continuare.
Oggi l’umanità desidera ardentemente connessioni intime, e trovarle in mezzo alla folla è difficile. I legami personali si creano e si coltivano attraverso interazioni su piccola scala, quelle che noi introversi di gran lunga preferiamo.
Se vi ritrovate nel ragionamento e vi chiedete come la vostra introspezione possa essere messa a frutto per l’evangelizzazione, pensateci su. Non c’è bisogno di calcare un grande palco e avere i riflettori puntati addosso; non è necessario catturare l’attenzione di una massa. Si possono scambiare due parole con il proprio vicino, sedersi a sorseggiare qualcosa con un collega, invitare a cena le famiglie dei compagni di scuola dei figli.
Così si crea una connessione e si lascia un segno nella vita di qualcuno. Saranno dialoghi semplici che, un giorno, potranno aprire la strada a un incontro personale con Gesù.
Quindi, viva l’evangelizzazione introversa! Proviamoci!
Claire Taylor
[Fonte: record.adventistchurch.com. Tradotto dalla redazione]
[Immagini: Paperrose19 e Prasit Rodphan, Dreamstime.com]







