Preghiere di ringraziamento e lode
13 Gennaio 2025

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Preghiere di ringraziamento e lode
13 Gennaio 2025

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Spesso c’è un’“asimmetria” tra il fervore delle preghiere volte a chiedere l’aiuto di Dio e la freddezza di quelle di ringraziamento, una volta ricevuto il sostegno. Riflettiamo insieme a partire da alcuni testi biblici.

Corina Matei – Quando pensiamo alla gratitudine e alla sua mancanza, la scena biblica che salta in mente è la guarigione dei dieci lebbrosi, di cui solo uno, un samaritano, tornò a ringraziare il Salvatore, adorando e lodando Dio ad alta voce (Luca 17:15, 16). Il suo gesto rappresenta l’eccezione, mentre l’ingratitudine degli altri nove lebbrosi guariti è la regola.

Spesso vi è un’“asimmetria” tra il fervore delle preghiere volte a chiedere l’aiuto divino e la freddezza di quelle di ringraziamento, una volta ricevuto il sostegno. Spesso, poi, nella gioia, il credente diventa davvero smemorato e non dice grazie al Benefattore.
Si può presumere che, se dimentichiamo di ringraziare, questo non solo dimostra ingratitudine, ma anche mancanza di saggezza dopo la crisi che abbiamo attraversato. La lezione non è stata appresa, anche se è stata superata. In più, la mancanza di gratitudine rivela un’arroganza nascosta: “Me lo meritavo, ne ero degno!”.

Apparentemente, “una preghiera di ringraziamento” sembra un ossimoro; pare includere due termini contraddittori: pregare, implicando una richiesta di qualcosa. Se ringraziamo significa che abbiamo ricevuto. Questo tipo di preghiera, però, mostra quanto siamo fragili e dipendenti dal sostegno divino in ogni passo della nostra vita. Senza quell’aiuto non potremmo e non saremmo nulla. È per questo motivo che, anche quando siamo grati, preghiamo, perché siamo consapevoli di non potere mai raggiungere l’autonomia dal nostro Creatore. È come se un bambino facesse un regalo ai propri genitori con i doni ricevuti da loro.

Inoltre, la gratitudine verso Dio si trasforma in lode di fronte alle sue opere meravigliose nella nostra vita. Nasce spontaneamente in un’anima ricolma di gratitudine. Riguardo alla preghiera di ringraziamento e lode, Gesù Cristo resta ancora il modello supremo. Anche se è il Figlio amato, cui appartiene tutto, egli loda il Padre, incantato dalle sue opere miracolose: “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto” (Matteo 11:25, 26).

Ciò che la persona ingrata non comprende è che, se lo fosse, farebbe un grande bene a se stesso. Alcuni studiosi associano la gratitudine all’umiltà verso il benefattore e sostengono che essa produce “un accresciuto senso di coerenza personale”.[1] Essere grati, in generale, è benefico per la riconciliazione e per la soddisfazione con se stessi, con la vita e con coloro che ci circondano. La gratitudine verso il Creatore, poi, ci offre la possibilità di diventare suoi figli amati, non solamente dei peccatori salvati. Il samaritano riconoscente, guarito dalla lebbra, riceve un dono ancora più prezioso, poiché gli viene detto: “La tua fede ti ha salvato” (Luca 17:19).

La preghiera di ringraziamento e lode può essere fervida come una richiesta rivolta a Dio con animo contrito o disperato? La risposta è sì, come testimonia chi ha vissuto una comunione speciale con il Signore: la preghiera di ringraziamento e lode può essere fervente quanto una richiesta. La lezione di Giobbe ci mostra che possiamo essere pienamente riconoscenti a Dio, anche quando non comprendiamo le sue decisioni nella nostra vita. Giobbe chiede: “Potrà egli trovare piacere nell’Onnipotente? Invocare Dio in ogni tempo?”, (Giobbe 27:10).

La sensazione speciale vissuta da chi celebra Dio non è comunicabile a parole, è inaccessibile. Possiamo solo tratteggiarla approssimativamente con delle descrizioni. Il nome stesso “Consolatore” dato da Gesù Cristo allo Spirito Santo, mostra come lo percepisse prima della morte e della resurrezione. I credenti che hanno vissuto beatamente in comunione con Dio usano parole diverse per raccontarlo. “Beatitudine” esprime anche la “felicità completa”, la gioia estatica di origine religiosa, attribuita ai santi. È paragonata a un conforto che avvolge, con un sentire di pace e riconciliazione, di elevazione e sollievo, calma, serenità, calore nel cuore, dolcezza e il dissolversi di sentimenti negativi.

Chi ha sperimentato tutto ciò può identificare alcune sensazioni tra quelle elencate sopra e aggiungerne delle altre. Ciò che è certo è che, una volta vissuta, quella comunione con Dio ti alimenta spiritualmente per il resto della vita, e puoi solo desiderare di sentirla come un “assaggio” della beatitudine celeste.

Ecco perché la preghiera di ringraziamento e lode è una parte integrante del vissuto, della fede autentica, ed è la sua fonte nutriente. Chiunque senta il desiderio di lodare Dio con gratitudine, a un certo punto citerà il salmista: “Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene” (Salmo 139:14).

(Corina Matei ha un dottorato di ricerca ed è professoressa associata alla Facoltà di scienze della comunicazione e relazioni internazionali dell’Università “Titu Maiorescu di Bucarest)

Nota
[1] Cfr. le opere dello psicoanalista americano Salman Akhtar, come Good Stuff: Courage, Resilience, Gratitude, Generosity, Forgiveness, and Sacrifice (Cose Buone: Coraggio, Resilienza, Gratitudine, Generosità, Perdono e Sacrificio).

[Fonte: st.network
/ Tradotto da Veronica Addazio] 

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