Sulle orme di una moabita
8 Maggio 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Sulle orme di una moabita
8 Maggio 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Fede, scelte e migrazione.

“… hai abbandonato tuo padre, tua madre e il tuo paese natìo per venire a un popolo che prima non conoscevi” (Ru 2:11).

La storia di Rut è una storia di scelte, di spostamenti, di migrazione. In questo senso, sento di avere qualcosa in comune il personaggio. La mia storia personale e familiare, infatti, è stata segnata da viaggi e trasferimenti: decisioni, prima dei miei genitori e poi mie, che mi hanno portato a vivere sin da piccola l’esperienza dell’emigrazione. 

Dal Puerto del Salitre, in Messico, un paesino rurale dove viveva la mia famiglia, ci siamo spostati a Montemorelos, poi in Mississippi e infine in Tennessee. Poi anch’io ho cercato la mia strada e sono arrivata in Italia, a Villa Aurora: prima come studentessa, poi come volontaria. In seguito, seguendo la chiamata pastorale di mio marito Nicolò, ho vissuto a Cremona, Mantova e Parma, prima di tornare a Villa Aurora. 

Ogni spostamento ha segnato una tappa importante, portando con sé sfide significative: nuove lingue e culture, nuove amicizie da costruire e legami da mantenere. La difficoltà più grande è stata sentirmi “a casa” e allo stesso tempo lontana dagli affetti più cari. In alcune situazioni, la distanza è stata particolarmente pesante. 

In mezzo a queste difficoltà, però, non è mai mancato il supporto che il Signore manda attraverso le persone: un sorriso, un invito a cena o porte aperte che mi hanno accolta anche per lunghi periodi, rendendo possibile ciò che prima sembrava impensabile. 

Emigrare, cambiare casa mentre “Casa” resta in Messico, è un’esperienza che mi ha spinto a mettere alla prova la mia fede e a continuare a credere che, “primero Dios”,[1] anche i sogni più improbabili possano realizzarsi. 

La storia di Rut è lontana nel tempo rispetto alla mia esperienza, eppure anche lei lascia la propria casa, la propria terra, la propria lingua e le proprie usanze, affrontando in prima persona le difficoltà che tutto questo comporta.  

La scelta di Rut di seguire la suocera che torna in patria è controcorrente. Non è facile, ma nasce dall’affetto per Naomi. Rut non si limita a seguirla: abbraccia la sua cultura e la sua fede. Questo percorso segnerà la sua vita, in modi che non avrebbe neanche immaginato. 

Non dev’essere stato semplice partire da una situazione difficile e di disagio per andare verso qualcosa di ancora più incerto. A Moab, Rut era una vedova, con tutte le difficoltà del caso. A Betlemme, sarebbe stata una vedova e una straniera, un’ulteriore sfida nella quotidianità.  

La storia di Rut è una storia di fede. Non una fede astratta o teorica, ma calata nella realtà. Essa ha portato la protagonista a compiere scelte difficili, ma nella direzione che il Signore aveva pianificato. Se oggi ci ritroviamo di fronte a una scelta così importante e impegnativa come quella di lasciare tutto per andare verso una meta sconosciuta, Rut può darci il coraggio di compiere quel salto nel vuoto, quel vero e proprio atto di fede. 

E se invece viviamo nel paese in cui siamo nati e cresciuti, circondati dagli affetti e da ciò che ci dà sicurezza, quando guardiamo chi sceglie di emigrare nella speranza di un presente e di un futuro migliori, prima di puntare il dito e giudicare, fermiamoci a riflettere: anche questa è una scelta di fede, anche queste persone potrebbero essere alla ricerca della strada che il Signore ha preparato per loro.  

Isary A. Sanchez Velazquez, membro della chiesa avventista di Firenze

Note
[1]
Espressione messicana traducibile con “se Dio vuole”, letteralmente “prima Dio”; indica il fatto che su una determinata tematica dovrà essere prima Dio a decidere, il credente auspicabilmente seguirà la decisione di Dio.

[Fonte: Il Messaggero Avventista, Maggio 2026]
[Immagine: Kranich17, Pixabay.com]

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