Un racconto che fa riflettere sulla responsabilità ambientale
3 Giugno 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Un racconto che fa riflettere sulla responsabilità ambientale
3 Giugno 2026

Siamo ospiti o padroni? Il 5 giugno, nella Giornata mondiale dell’ambiente istituita dalle Nazioni Unite, ricordiamo l’importanza di proteggerlo con amore.

Il sole di giugno picchia sulla vigna con una violenza che sa già di estate inoltrata. Zio Pasquale è un’ombra curva tra i filari, la pompa a spalla sfiata e sbuffa. “Zio, fermati. Vieni all’ombra, bevi un po’ d’acqua fresca”.

Non si volta. Continua a tracciare nell’aria archi invisibili, una nuvola di vapore azzurro impregna l’aria di chimica. “Devo fare il trattamento, Giulia. La vedi questa foglia?”. La solleva, senza guanti. “È la malattia, il peccato che avanza. Se non lo fermo, si prende tutto”.

“Ma zio, così ammazzi ogni cosa. Prima il diserbante, poi i fitofarmaci… Non senti che la terra sta chiedendo pietà?”.

Ansima sotto la maschera, farfuglia qualcosa. La faccia è un reticolo di vene gonfie e rughe che sembrano trincee scavate male. “Siamo in guerra, bimba. E in guerra non si fanno prigionieri e non si recitano poesie. E poi Cristo torna. E quando torna distrugge tutto con il fuoco, sta scritto. Che senso ha salvare i fiorellini se domani finisce il mondo?”.

Pronuncia la parola “fuoco” come una sentenza. Le mani gli tremano; non è solo il peso della pompa. È lo sforzo di reggere, da solo, quella visione di cenere.

A pranzo, l’odore di sugo e basilico maschera la tensione. Lo zio seduto a capotavola spezza il pane, ringrazia, un gesto antico che sa di sacro e fatica.

“Zio, e se il modo in cui aspetti fosse già una condanna?” chiedo, tenendo lo sguardo basso sul piatto. “Se Dio non cercasse un soldato, ma qualcuno che sappia osservare?”.

La forchetta rigira un boccone, lo schiaccia, lo sfalda. “Il mondo è rotto, Giulia. Le crepe le vedi anche tu. Io le aggiusto col veleno perché non ho altro in mano”.

“Ma noi siamo custodi, non padroni. Distruggere tutto perché “tanto finisce presto” è come strappare le pagine a un libro che ti è stato prestato, solo perché hai fretta di arrivare alla fine”.

Lo zio posa la forchetta. “E il peccato? Tu vedi un giardino. Io vedo il nemico che si mangia tutto quello che ho costruito. Chiamalo come vuoi, io lo chiamo difendersi”.

Silenzio. Mi verso dell’acqua.

“Ma se mentre aspettiamo la fine diamo fuoco al giardino, non ti sembra di essere tu a fare il lavoro del nemico? La gente ci guarda, zio. Elena, i ragazzi in paese, non leggono la Scrittura, ma sono informati e leggono noi. Se vedono che non abbiamo rispetto per la terra, come faranno a credere che amiamo chi l’ha creata?”.

Nel pomeriggio, dopo il riposino, lo trovo seduto sotto la grande quercia. È stanco, si vede. Guarda immobile le ombre che si allungano sui filari mentre il cielo vira verso l’arancione e il viola. Mi siedo senza proferire parola.

Le fronde dell’albero respirano per noi. Centinaia di anni di vita ci sovrastano. Rimaniamo così, immersi in un mistero verde.

Ci portiamo dentro un’idea antica e tenace: senza il nostro intervento, senza il sudore e la fatica, la natura scivolerebbe nel caos. Ma il frinire lontano della sera ci smentisce. Non è disordine: è un canto che non sappiamo più intonare. Forse la nostra pretesa di essere gli “ordinatori” del mondo è solo la nostra paura di essere superflui.

Lo zio si tampona la fronte con un fazzoletto. Guarda il campo e poi alza gli occhi verso la chioma della quercia o forse più in alto.

“Giulia”, dice sottovoce, senza guardarmi. “Se il Padrone torna e trova il campo in disordine mi sgrida. Ma se torna e non sente nemmeno un grillo… forse si spaventa pure lui”.

Mettiamoci in ascolto, come ospiti che hanno appena scoperto di non conoscere così bene la volontà del padrone di casa e non come un esercito a guardia di un confine. Nel silenzio, non sembra più così sicuro che la guerra sia l’unico modo per accogliere il cielo.

Davide Mozzato
[Fonte: Il Messaggero Avventista, giugno 2026]
[Immagini: Psychoshadowmaker, Dreamstime.com]

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