La chiave del perdono
20 Agosto 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Notizie e articoli a cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

La chiave del perdono
20 Agosto 2026

Perché non riusciamo a dimenticare i torti subiti?

Robert Louis Stevenson racconta di due sorelle che vivevano a Edimburgo, in Scozia: “Occupavano la stessa stanza. Doveva essere arredata con un letto matrimoniale, forse anche piuttosto grande, e quella stanza era il loro unico spazio di vita. Non sappiamo perché, un giorno le nostre due zitelle litigarono così furiosamente che non si rivolsero mai più la parola. Avrebbero potuto separarsi, penserete. Invece non lo fecero. Continuarono a vivere insieme, forse per mancanza di mezzi o per la paura, tipicamente scozzese, di provocare uno scandalo. Sul pavimento, una linea tracciata con un gessetto, separava i loro spazi: divideva a metà la porta e il camino, in modo che ognuna potesse entrare e uscire e cucinare senza invadere il territorio dell’altra. Così, per anni, coabitarono in un silenzio carico di odio: i pasti, l’uso del bagno, le visite di amici, tutto avveniva sotto lo sguardo ostile dell’altra. E di notte, nell’oscurità, ognuna poteva sentire il respiro della nemica. Mai quattro mura sono state testimoni dello spettacolo così deplorevole di due sorelle che si contendono il primato nel negare l’amore fraterno” (da R.L. Stevenson, “Edinburgh: Picturesque Notes”).

Il perdono mancato. Un pericolo per tutti
Corriamo tutti il rischio di mettere in scena lo spettacolo triste di uno spirito pieno di rancore. Nella vita tante situazioni possono alimentare l’odio o diventare occasione di perdono. Siamo tutti vittime di ingiustizie. Un amico che ammiriamo diventa all’improvviso respingente e ostile, in apparenza senza alcun motivo. Un socio in affari, di cui siamo fidati, tradisce la nostra fiducia. Una persona, alla quale abbiamo prestato del denaro, rifiuta di restituircelo. Siamo feriti da parole che ci vengono rivolte con rabbia o da pettegolezzi che offendono la nostra reputazione.

Quando sentiamo di non aver fatto nulla che meriti il tradimento di un amico e ci riteniamo innocenti, ecco che il risentimento mette radice nel nostro animo, come un’erba infestante, e lo soffoca. Un forte senso di giustizia ci spinge a ricordare le offese subite. Abbiamo patito un torto e pretendiamo di essere risarciti “occhio per occhio, offesa per offesa” e non solo! L’ingiustizia subita può trasformarsi in un’ossessione totalizzante.

Non riusciamo a dimenticare
A un ricco venne chiesto quale fosse lo scopo della sua vita. “Vendicarmi!”, fu l’amara risposta. Aveva subito un torto e aveva dedicato la vita alla vendetta.

Vi è una certa ipocrisia quando diciamo: “Lo perdono, ma non posso dimenticare quello che ha fatto!”. In pratica stiamo dicendo che la memoria lavora per tenere in vita la rabbia e farla crescere. Come un cane quando rosicchia il suo osso, rimuginiamo sul passato e gli errori commessi.

Un mio collega cenava con una coppia che gli raccontò di essere stata tradita da amici. La donna descriveva tutti i particolari ed era chiaro che avessero subito un torto, posto che la storia fosse vera. Il collega poi scoprì che si trattava di fatti accaduti dieci anni prima. Per un decennio, si erano autodistrutti rifiutandosi di lasciare andare il ricordo di quanto accaduto. Il mondo è pieno di uomini e donne che si leccano le ferite e non riescono a dimenticare.

Non essere vendicativi
Il modo in cui reagiamo alle ingiustizie riguarda anche Dio. In 1 Corinzi 13:5, Paolo scrive che l’amore “non addebita il male” (NR2006). Un’altra versione traduce la frase: “dimentica i torti” (ICL2000). In altre parole, l’amore non crea un registro dei torti subiti.

Il vocabolo greco usato da Paolo è proprio un termine contabile. Indica la registrazione di un atto affinché non venga dimenticato. Quando sottolineiamo un torto, è perché intendiamo ricordarlo. Ci predisponiamo a usarlo per accusare il prossimo o per vendicarci.

Noi scegliamo cosa ricordare. Per farlo, ripetiamo all’infinito l’accaduto nella nostra mente, proprio come fa uno scolaro che impara una poesia, un attore che memorizza la parte, o quando annotiamo i nomi delle persone per ricordarli. Altrimenti, ce ne dimenticheremmo. Paolo afferma che l’amore sceglie di non ricordare i torti subiti, ma di perdonare e dimenticare, di non coltivare il risentimento.

Allora cosa possiamo fare? Lasciare la vendetta a Dio
È difficile e doloroso perdonare e dimenticare, così come rinunciare ai nostri diritti e a difendere la nostra innocenza, soprattutto quando la ferita è ancora aperta e il dolore profondo. Come fare? Non so come facciano gli altri, ma posso offrire qualche suggerimento.

Un credente può rinunciare al desiderio di vendetta se capisce che non sta a lui metterlo in atto. Sir Walter Scott scrive: “La vendetta è la più dolce delle prelibatezze cucinate all’inferno”. La vendetta può apparire allettante, ma non risolve il problema. Infliggere sofferenze agli altri non guarisce le nostre ferite. Lasciamo che sia Dio a occuparsene. “’A me la vendetta; io darò la retribuzione’, dice il Signore” (Ro 12:19). Dio sa cosa abbiamo subito e perché. Se affido a lui il problema, posso vivere l’amore e purificare la memoria. La vendetta appartiene a Dio.

Ricordare quello che Dio ha fatto per noi
Se siamo abituati a registrare meticolosamente i torti subiti, è chiaro che non abbiamo ancora capito il perdono di Dio. Altrimenti, perché comportarci così? Alla croce, Dio ha dimenticato il peccato dei credenti. Ha addossato i nostri peccati su suo Figlio: il peccato che abbiamo commesso contro di lui, gli errori imperdonabili, tutto ciò che scaturisce dall’odio che coviamo nell’animo. Dio ha preso tutto e lo ha posto su suo Figlio, non solo per perdonare, ma anche per eliminarne il ricordo. Cristo ha preso su di sé tutti i miei peccati e, accettando la sua opera, so che sono perdonati e dimenticati! È la potenza delle parole della lettera agli Ebrei: “Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati” (Eb 8:12).

Davide canta: “Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe” (Sl 103:12). Questo versetto mi ha turbato, la prima volta che l’ho sentito. Ho pensato che, essendo la Terra rotonda, nel viaggiare verso l’oriente prima o poi si ritorna al punto di partenza dall’occidente. Quindi, è possibile che ci ritroviamo di fronte ai nostri peccati? In realtà, il vero oriente e il vero occidente si estendono nello spazio e all’infinito. Il salmista ci assicura che i nostri peccati sono spariti: Dio li ha cancellati dalla memoria. Se Dio ha fatto questo per me, non posso forse sforzarmi di eliminare il ricordo dei peccati che altri hanno commesso nei miei confronti?

Il perdono è difficile e impegnativo
Come le due sorelle del racconto di Stevenson, alcuni credenti pregano insieme mettendo tra loro una distanza che potrebbe diventare un muro. L’amore e il calore umano non riescono a superarlo. Una comunità che non sa perdonare né dimenticare i torti è una “farsa”, non una “forza”. Perdonare è difficile e doloroso. I peccati che ci hanno ferito e hanno lasciato segni indelebili nelle nostre vite non possono essere cancellati facilmente. Eppure, Dio ci esorta: “Perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi” (Cl 3:13). Un comandamento che richiede l’azione. Il perdono inizia dalla volontà, non dai sentimenti. Ci richiede di mettere in pratica la sua volontà, di riconoscere i nostri errori e di perseverare nel compiere il bene, costantemente.

Conclusione
Il perdono non è facile. La croce di Cristo non è stata “facile”. Ma era necessaria. Nutri rancore verso un amico? Perché non scrivergli o chiamarlo per riallacciare i rapporti? C’è qualcosa per cui dovresti scusarti? C’è un disaccordo che dovresti lasciarti alle spalle per sempre? Per amore di Cristo, per il tuo bene e per il bene degli altri, fallo oggi stesso.

Rex D. Edwards è stato vicepresidente per gli Studi religiosi alla Griggs University, negli USA.

Vuoi seguire alcune trasmissioni di Radio RVS sul perdono? Ascolta qui.

[Fonte: eldersdigest.org. Tradotto dalla redazione]
[Immagini: Alexander Raths, Smphoto, Mauro Barbolini su Dreamstime.com]

Condividi su:

Notizie correlate

La buona notizia che supera le barriere

La buona notizia che supera le barriere

È una settimana particolarmente significativa per la comunità sorda e per chi ha a cuore la priorità dell'inclusione. Il 23 e il 28 settembre ricorrono, rispettivamente, la Giornata internazionale delle lingue dei segni e la Giornata mondiale dei sordi. Due date per...

Libro Amico riparte con “Quando tutto è dolore”

Libro Amico riparte con “Quando tutto è dolore”

Dopo la pausa estiva, riprendono gli appuntamenti di Libro Amico, l’iniziativa culturale promossa dal CeCSUR – Centro Culturale di Scienze Umane e Religiose, con un nuovo incontro dedicato a un tema delicato e profondamente umano: la sofferenza nelle fasi finali della...

Il presidente Köhler in Italia: “La missione è un miracolo”

Il presidente Köhler in Italia: “La missione è un miracolo”

Da Firenze a Roma, un incoraggiamento a essere voci di speranza, ognuno con il proprio talento. E a credere nel Dio dell’impossibile. Il messaggio consegnato dal presidente della Chiesa avventista mondiale e dal presidente della Divisione intereuropea alle comunità...

Terza età. I 35 anni di TEA

Terza età. I 35 anni di TEA

A Bellaria una storica celebrazione tra fede, fraternità e memoria. Trentacinque anni di servizio consacrato, incontri e comunione spirituale. Il soggiorno di vacanza al mare per la Terza età (TEA) del Campo centro-nord (l'area che include le chiese avventiste...

Pin It on Pinterest