Attenzione alla violenza digitale
26 Novembre 2025

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Attenzione alla violenza digitale
26 Novembre 2025

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Manifestazioni e incontri nelle scuole avventiste d’oltreoceano per sensibilizzare su un problema sempre più diffuso tra gli adolescenti e i bambini.

Dalle fake news al cyberbullismo, la violenza digitale rappresenta un rischio crescente per bambini, adolescenti e adulti. Commenti offensivi, minacce e contenuti inappropriati possono causare danni psicologici profondi e silenziosi. Secondo la psicologa Andrea de Lima Almeida Rojas, “l’adolescenza è un periodo di intensa formazione dell’identità e dell’autostima. I messaggi offensivi ricevuti sui social media possono scatenare insicurezze, profonda tristezza, depressione o ansia”. E persino condurre a gesti estremi.

Nella scuola avventista di Petrópolis, a Rio de Janeiro, i docenti hanno condotto un esperimento sociale che ha messo in luce le reazioni degli adolescenti ai commenti offensivi pubblicati sui social media. L’esperimento era parte della campagna di sensibilizzazione contro la violenza e gli abusi che la Chiesa promuove in Sudamerica e a livello globale. Quest’anno, l’attenzione si è concentrata sui rischi del mondo virtuale e su come proteggersi.

Gli studenti, ragazzi e ragazze di età compresa tra i 15 e i 17 anni, hanno ricevuto dei palloncini contenenti frasi vere tratte da internet. Quando li hanno fatti scoppiare, hanno letto i messaggi rivolti a loro, del tipo: “Se muori, nessuno sentirà la tua mancanza”. Le reazioni sono state di shock e indignazione, persino lacrime hanno caratterizzato il momento. Una delle studentesse ha rivelato di aver ricevuto lo stesso commento nella vita reale. “Dobbiamo stare attenti alle parole che usiamo. Non sappiamo mai in quale situazione siano gli altri o il peso che può avere una sentenza come questa” ha avvertito la giovane.

Anche altri studenti hanno mostrato consapevolezza sulla gravità delle loro parole. Un ragazzo, dopo aver letto la frase “Gordão está preenando” (Il grassone pensa di essere qualcuno), ha ammesso che in passato avrebbe potuto dire qualcosa di simile, ma ora la pensa diversamente. “Non direi più una cosa del genere. Anche se c’è stato un periodo della mia vita in cui l’avrei fatto, oggi invece no, per rispetto, perché ho imparato che non si può dire una cosa del genere; è sbagliato”.

Effetti della violenza digitale
Dati recenti evidenziano la gravità del problema. Sono oltre 1 milione gli studenti tra i 15 e i 19 anni (47%) che, nel corso del 2024, hanno subito episodi di cyberbullismo, riporta uno studio di ESPAD®Italia. Un fenomeno diffuso e senza distinzioni di genere. E secondo il rapporto dell’ISTAT su bullismo e cyberbullismo nel nostro Paese, il 68,5% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni afferma di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e violento, online e offline.

Gli effetti emotivi e mentali più comuni sono ansia e paura costanti (dovute principalmente al rischio di ulteriore esposizione), e poi vergogna e umiliazione che portano all’isolamento sociale, alla bassa autostima, alla depressione e persino a pensieri suicidi nei casi più gravi, dice la psicologa Glaucyã Cândido Rodrigues. Nei bambini e negli adolescenti, osserviamo anche un calo del rendimento scolastico, disturbi del sonno, regressione comportamentale e aumento dell’irritabilità.

Riconoscere i segnali
Per quanto riguarda l’eccessivo tempo trascorso su internet, i principali segnali d’allarme sono l’isolamento sociale, la preferenza per le interazioni virtuali rispetto alle relazioni faccia a faccia, sbalzi d’umore e irritabilità in assenza di connessione, un forte calo del rendimento scolastico o professionale, difficoltà di concentrazione e memoria, alterazioni del sonno e dell’appetito, e trascuratezza di cure di base come l’igiene e le responsabilità.

Il comportamento è il primo indicatore se qualcuno subisce violenza digitale, ribadisce Rodrigues. Le persone cambiano il loro comportamento e a volte regrediscono persino. Un altro punto è osservare ciò che pubblicano. Spesso, il dolore traspare dai loro post. Anche la paura o la riluttanza a usare il cellulare e a connettersi possono essere segnali d’allarme.

La famiglia ha un ruolo importante. Il dialogo sarà sempre una base sicura, suggerisce la psicologa. “Parlate di pericoli e benefici, stabilite accordi sul tempo trascorso davanti allo schermo e, soprattutto, date il buon esempio. È inutile chiedere ai figli di usare meno smartphone e tablet se i genitori non danno l’esempio. Conoscere bene i propri ragazzi e fidarsi di loro fa parte di quella relazione protettiva, ma non soffocante”.

Manifestazione a San Paolo
In Brasile, circa 30.000 persone delle chiese avventiste hanno sfilato per l’Avenida Paulista, a San Paolo, contro i rischi della violenza digitale, che colpisce bambini, adolescenti e adulti. Muniti di striscioni, cartelli e megafoni, i manifestanti hanno percorso il viale al ritmo di slogan e canti. Al termine, palloncini bianchi si sono alzati in cielo a simboleggiare la pace e la consapevolezza. L’intenzione, ha detto uno degli organizzatori, era “di attirare l’attenzione di ogni persona che passava in quel momento”, il che rafforza l’invito a denunciare gli abusi e a cercare protezione.

[Foto e fonte: noticias.adventistas.org. Traduzione e adattamento: Lina Ferrara, HopeMedia Italia] 

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