Colui che svuotò se stesso
30 Marzo 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Colui che svuotò se stesso
30 Marzo 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

“Trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:7-8).

Alcuni volti non possono essere dimenticati, non per le loro qualità estetiche, ma perché diventano impossibili da rimuovere dalle profondità della nostra coscienza.

Sono presenze che, una volta incontrate, trasformano il nostro io interiore, anche quando preferiremmo rimanere gli stessi.

Il volto di Gesù è il primo tra questi. Guardarlo cambia per sempre la nostra visione; non possiamo più vedere il mondo, il tempo o noi stessi allo stesso modo. Tutto ciò che penseremo da quel momento in poi porterà i segni del nostro incontro con lui.

Cambio di prospettiva
Contemplando questo viso scopriamo qualcosa che ci scuote: una forza che mina la logica abituale del pensiero e una visione che continua a stupirci con il suo paradosso. L’onnipotente Dio esercita la sua sovranità attraverso la rinuncia, l’umiltà e il servizio.

Nella persona di Gesù, l’architettura razionale che separa potere e debolezza crolla. Egli afferma la debolezza come forma di potere e la vive pienamente, trasfigurandola in una realtà che pone ogni pensatore sincero davanti a un’ineludibile perplessità.

Rinunciare a sé per amore
Ciò che rende Gesù una presenza indimenticabile non è solo ciò che afferma, ma anche ciò che sceglie di non affermare o imporre. Egli diventa silenzio, non nel senso di assenza, ma di delicatezza, perché l’essere umano possa parlare, scegliere e diventare.

L’auto-svuotamento di Dio in Cristo è un ritrarsi deliberato nei limiti dell’umanità, che non lo diminuisce, ma lo rende accessibile: un modello, una chiamata e un sostegno. La kenosi (in greco kenōsis, κένωσις, “svuotamento”, “rinuncia di sé”, ndt) è quindi l’espressione di un’onnipotenza che non domina, ma ama e invita: “… ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:7).

Gesù non ostenta la sua divinità davanti all’umanità. Non chiede prostrazione o rispetto, né travolge con la forza; al contrario, stupisce proprio per la mancanza della sua manifestazione.

Il significato dell’umiltà
In un contesto in cui il potere si esprime attraverso simboli sfarzosi, Gesù fa l’opposto. Come un servitore lava i piedi ai discepoli, serve a tavola, si associa a pubblicani e prostitute, tocca lebbrosi, ciechi e tutti coloro che la società stigmatizza. Lo fa non per scandalizzare, ma perché questa è precisamente la sua divinità.

Dio è umiltà. Per Gesù, essere umile non era una questione di immagine né una strategia religiosa, ma l’espressione diretta della sua essenza.

L’umiltà non è abdicazione; non nasce dalla mancanza, ma dalla pienezza. Non sorge dal bisogno di nascondersi, ma dalla certezza di non avere nulla da dimostrare. Chi non ha potere non può essere umile, perché non ha nulla a cui rinunciare.

Un viso che trasforma chi lo accoglie
Fissando il volto di Gesù, non siamo semplici spettatori di un ritratto; siamo accompagnati in un processo di metamorfosi interiore. Il suo non è un volto che impressiona per la grandezza esteriore, ma uno che ti costringe a rivalutare la tua identità personale.

Attraverso la kenosi, Gesù cambia irrevocabilmente il paradigma del potere: la vera forza non sta in ciò che puoi prendere, ma in quello che scegli di dare. La vera grandezza non si misura nella gloria, ma nella capacità di rinunciarvi. Se hai il coraggio di guardarlo così com’è, il tuo sguardo non sarà mai più lo stesso.

Stefaniţa-Marian Poenariu

[Fonte: st.network. Tradotto e adattato da Veronica Addazio].
[Foto: Maryd15 e David Watts Jr., Dreamstime.com].

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