Ricorda. Il significato di un verbo
3 Maggio 2021

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Ricorda. Il significato di un verbo
3 Maggio 2021

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Nella Scrittura il concetto di “ricordare” non è semplicemente una questione di rammentare frammenti di informazioni o l'ora dei prossimi appuntamenti.

Wendy Jackson – Quando ero studentessa avevo una lista infinita di fatti e regole da tenere a mente. Ora, come pastora e accademica, la mia lista di "cose da ricordare" si è trasformata in una raccolta di appuntamenti, comitati e scadenze. Il concetto di ricordare nella Scrittura, tuttavia, non è semplicemente una questione di rammentare frammenti di informazioni o l'ora dei prossimi appuntamenti. Il verbo ricordare, in particolare nell'Antico Testamento, è quasi sempre associato all'azione o alla condotta. Un appello a ricordare significa essere chiamati ad agire in conformità con ciò che viene ricordato.

A volte questo è reso esplicito nel testo, come in Esodo 20:8 (“Ricordati del giorno di sabato per santificarlo”) dove siamo chiamati a ricordare il sabato riposando e mantenendolo santo; oppure nella storia di Giuseppe [in Egitto, ndt] in cui al coppiere viene chiesto di ricordare Giuseppe menzionandolo al faraone: “Ma ricordati di me, quando sarai felice, e sii buono verso di me, ti prego; parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa” (Genesi 40:14).

Altre volte l'azione è implicita, come in Ecclesiaste: "Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza" (12:1). Qui, il testo non chiede di ricordare delle informazioni su Dio, bensì chiama il lettore a seguire e obbedire a Dio mentre è ancora giovane. Il ricordare determina la condotta dell'individuo nel presente e nel futuro.

Nell'Antico Testamento, il verbo ricordare (zakar) è usato nei confronti di Dio per circa un terzo delle volte. Poiché Dio non dimentica, può sembrare a prima vista sconcertante che sia così spesso descritto come colui che ricorda o è chiamato a ricordare. Ma ha più senso se comprendiamo che il ricordare di Dio è una dichiarazione della sua azione. Quando Dio ricorda, significa che ha agito in modi che dimostrano fedeltà alle sue promesse (Salmo 105:42) e al suo patto (Genesi 9:15; Salmo 105:8; 1 Cronache 16:15), o in modi che sono in armonia con il suo carattere (Salmo 98:3).

D'altronde, la richiesta rivolta a Dio di ricordare non è altro che un appello ad ascoltare e agire in armonia con queste sue caratteristiche (Salmo 25:6; 119:49). Vi è tuttavia un'importante eccezione alla perfetta memoria di Dio: la sua promessa in Geremia 31:34 in cui usa un atto di volontà per perdonare e dimenticare i peccati.

Quando, nell'Antico Testamento, sono gli esseri umani a dover avere memoria, il loro ricordare riguarda spesso Dio (Deuteronomio 8:18), il modo potente con cui ha agito in mezzo a loro (Deuteronomio 5:15) e la sua legge (Malachia 4:4). Tuttavia, a differenza di Dio che ricorda sempre, gli esseri umani dimenticano spesso. A volte questo scordare viene equiparato, nei libri profetici, all'infedeltà a Dio e all'alleanza (Ezechiele 23:35). Simboli come il sabato, i giorni di festa (Deuteronomio 16:3) e persino le nappe con i cordoni violetti agli angoli dei vestiti (Numeri 15:39) erano progettati al fine di aiutare a ricordare Dio e la relazione con lui.

Inoltre, per migliorare ulteriormente la memoria tra il popolo d’Israele, gli adulti dovevano raccontare ai propri figli le storie delle azioni potenti di Dio (Deuteronomio 6:20-25). Così, ricordando, gli israeliti non solo costruivano e rafforzavano l'immagine di un Dio fedele e degno di fiducia, ma sviluppavano anche la comprensione della loro identità come amato popolo di Dio. Ciò forniva loro un contesto per comprendere e interpretare le circostanze.

Il concetto veterotestamentario del ricordare è quindi non solo associato all'azione appropriata, ma anche alla relazione e all'identità. Quando consideriamo gli appelli di Dio a ricordare oggi, non dobbiamo considerarli come qualcosa in più da aggiungere alla nostra vita frenetica, bensì come una chiamata ad agire in conformità con la volontà divina, a crescere nella nostra comprensione di Dio e della nostra relazione con lui.

[Wendy Jackson è preside del Seminario di teologia presso l’Avondale University College, istituzione della Chiesa avventista in Australia]

[Immagine e fonte: Adventist Record]

 

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