La salute va oltre l’assenza di malattia
6 Aprile 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

La salute va oltre l’assenza di malattia
6 Aprile 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

“La missione della Fondazione Vita e Salute è trasformare la vita delle persone”.

Lo afferma Leonardo Lega, direttore della Fondazione Vita e Salute (FVS) emanazione dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (UICCA), intervistato in occasione della Giornata Mondiale della Salute che si celebra ogni anno il 7 aprile, per rappresentare l’impegno chiesa italiana nel settore. Questo appuntamento internazionale richiama l’attenzione sul benessere globale. Un valore insito nel patrimonio di fede della chiesa avventista (nella foto sotto Leonardo Lega a sinistra, insieme al past. Andrei Crețu, presidente dell’UICCA).

Quale significato assume la Giornata Mondiale della Salute per la FVS?
È un’occasione preziosa per ribadire che la salute non è soltanto assenza di malattia. Quest’anno, in modo particolare, sentiamo l’urgenza di rilanciare una visione della salute come bene comune, di cui occuparsi con responsabilità personale ma anche con scelte collettive che, come comunità, siamo chiamati a interpretare.

Il concetto di salute è sempre più intrecciato a temi sociali, psicologici e spirituali. Come lo declinate?
La salute, in una prospettiva integrale, riconosce l’unità inscindibile dell’uomo con l’ambiente – naturale e sociale. Le evidenze scientifiche confermano ciò che da sempre affermiamo come chiesa: i fattori relazionali, emotivi, come quelli spirituali, incidono profondamente sul benessere. Promuovere la salute significa quindi accompagnare le persone verso stili di vita sani e sostenibili per l’ambiente, ma anche offrire ascolto, senso, speranza e relazioni significative.

Quali sfide sanitarie occorre affrontare con urgenza nel contesto italiano e qual è il contributo specifico che la comunità avventista può offrire?
Tra le sfide più urgenti c’è l’aumento delle patologie croniche, il disagio psicologico, la solitudine e le disuguaglianze nell’accesso alle cure. La comunità avventista può offrire un contributo prezioso attraverso la prevenzione, l’educazione alla salute, la promozione di stili di vita equilibrati e una presenza solidale nei territori, capace di intercettare bisogni che non possono essere soddisfatti dalle offerte del mercato.

La Fondazione Vita e Salute opera da oltre settant’anni nella prevenzione e nella promozione della salute. Come si è evoluta la vostra missione e quali sono le priorità attuali?
La FVS nasce nel 2016 dalla trasformazione della Lega Vita e Salute, ereditando il patrimonio dell’attenzione avventista per la salute che, in Italia, risale al 1952, quando la chiesa diede vita al periodico Vita e Salute. Da allora la nostra missione si è sviluppata aprendosi ai cambiamenti della società: l’ambiente e il benessere mentale e sociale. Abbiamo introdotto interventi a supporto degli adolescenti e abbiamo amplificato la nostra presenza online anche per andare incontro al nuovo modo di fare informazione.[1]

Stiamo anche studiando come occuparci di prevenzione in merito al tema della longevità: è importante costruire una vecchiaia serena e in salute dato l’aumento dei costi delle cure e l’allungamento della prospettiva di vita. Con UICCA stiamo anche favorendo l’empowerment dei territori, dei volontari della chiesa che cercano, tramite il messaggio della salute, di raggiungere le persone con un nuovo modo di prendersi cura di loro stesse e della loro famiglia.

In che modo il patrimonio teologico e culturale avventista continua a ispirare il vostro lavoro?
Il messaggio avventista della salute è al cuore della cultura che la FVS promuove. La capacità di interpretare la salute oltre la dinamica olistica, arrivando anche in quella profetica, è la ricchezza della proposta avventista che invita a prendersi cura del prossimo, a vivere la salute come atto di fedeltà e servizio, come opportunità per raggiungere anche la trasformazione spirituale. Il nostro lavoro, oltre all’informazione e alla sensibilizzazione, ha anche come obiettivo di creare quella relazione trasformativa che aiuti le persone a scoprire il loro vero potenziale, a comprendere come restaurare uno stile di vita “as God intended” (come Dio aveva istituito in principio, ndr).

Molti professionisti sanitari vivono il loro lavoro come una vocazione. Come valorizzare questa dimensione?
La figura di Gesù-medico è l’ispirazione che conduce molti verso questo percorso professionale: occuparsi del prossimo è un grande privilegio. Valorizzare la vocazione significa proprio questo: riconoscere il lavoro sanitario non solo come professione, ma come servizio e opportunità autentica di incontro con l’altro, per offrire guarigione. Riteniamo fondamentale offrire spazi di confronto, di sostegno spirituale e di autentico riconoscimento, affinché questa vocazione possa essere vissuta con equilibrio e con una fede viva e rinnovata, alla luce delle difficoltà e delle sofferenze con cui ci si confronta in ambito professionale. Era lo scopo dell’incontro organizzato quest’anno per i professionisti e le professioniste del settore (nella foto, il gruppo che si è riunito il 28 e 29 marzo scorsi a Firenze. Info qui).

La pandemia e le trasformazioni sociali degli ultimi anni hanno messo in luce fragilità e nuove esigenze di cura. Quali percorsi immaginate per i prossimi anni nella collaborazione tra chiesa, sanitari e collettività?
Stiamo elaborando percorsi che integrino prevenzione, accompagnamento e prossimità: progetti di educazione alla salute, ma anche di supporto relazionale. Abbiamo davanti agli occhi una frammentazione progressiva delle relazioni e una diffusione della solitudine in tutte le età. Auspichiamo quindi iniziative comunitarie che coinvolgono diversi dipartimenti e servizi, per aprire la chiesa a chi è alla ricerca di un punto di riferimento per ripartire. L’ambito della salute è davvero il braccio che si tende verso l’altro e porge la mano di una comunità attenta, che offre supporto e si interessa autenticamente al benessere.

Quali benefici potrebbe portare una rete coesa per la missione della chiesa e per il servizio ai territori?
La testimonianza della chiesa risulta rafforzata se dimostriamo di essere capaci di non lasciare indietro nessuno. Una rete collaudata permette di condividere risorse, competenze e buone pratiche, rispondendo ai bisogni delle comunità locali nei tempi giusti, rendendo il nostro servizio più efficace e puntuale.

Note
[1] Dal 2026 il periodico Vita e Salute è reperibile soltanto online qui.

[Fonte: Il Messaggero Avventista, aprile 2026]
[Immagine di copertina: fernandozhiminaicela, Pixabay.com]

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