Al di là dei segni dei tempi e delle date
18 Maggio 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Al di là dei segni dei tempi e delle date
18 Maggio 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

È forse tempo di riscoprire la nostra voce profetica?

Come Cristiani Avventisti del Settimo Giorno, abbiamo storicamente enfatizzato le parti profetiche della Scrittura. Abbiamo parlato molto delle leggi domenicali, del papato e dell’ecumenismo. Abbiamo tracciato i nostri schemi temporali, i nostri grafici escatologici e i nostri diagrammi profetici.

Tutto questo va benissimo ed è necessario, poiché fornisce un quadro di riferimento sulla situazione del mondo in cui viviamo. Ma nel nostro concentrarci sulla profezia mi chiedo se non abbiamo perso il contatto con la nostra voce profetica.

In sostanza, i libri di Daniele e dell’Apocalisse sono critici nei confronti dei sistemi religiosi corrotti e abusivi, e un monito per i modi in cui coloro che detengono il potere agiscono in modo oppressivo, autoritario e ingiusto. Quando l’Apocalisse, ad esempio, dichiara che “Babilonia è caduta”, ha in mente soprattutto il modo in cui coloro che detengono il potere lo usano per sfruttare, costringere ed emarginare coloro su cui esercitano il loro potere. I primi avventisti lo riconobbero. Il loro studio dei libri apocalittici delle Scritture li portò a una critica sobria e radicale dell’imperialismo dei loro tempi. Lanciarono l’allarme sui modi in cui si manifestava nell’oppressione di coloro che non avevano accesso al potere.

Ciò li portò, come è ben noto, a essere convinti abolizionisti, dichiarando – quando in America era ancora un’opinione minoritaria e impopolare – che la schiavitù era, secondo “la parola profetica”, il “peccato più oscuro e più grave che pesasse su questa nazione” di cui bisognava pentirsi e che doveva essere sradicato.[1]

Gli avventisti vedevano la schiavitù come l’adempimento di una profezia, il segno di poteri oppressivi annunciati dal libro dell’Apocalisse. E quindi capirono che era loro dovere parlare con chiarezza profetica contro i sistemi che la perpetuavano, anche se ciò significava, come in effetti accadde, che le persone avrebbero chiuso le orecchie ad altri aspetti della “verità presente” che gli avventisti si impegnavano a promuovere con fervore.

Allo stesso tempo, i primi avventisti, pur nutrendo un profondo apprezzamento per i principi del repubblicanesimo che l’America aveva fondato e sostenuto in modo unico, guardavano anche con grande sospetto alle ambizioni imperialistiche americane. Sebbene l’America avesse l’aspetto di un agnello, gli avventisti sostenevano che stava già parlando come un dragone, in parte a causa della schiavitù di tre milioni di persone di colore e in parte a causa dell’ideologia religiosa che si esprimeva in modo latente. E, naturalmente, la preoccupazione che molti cristiani in America aspirassero a trasformare ufficialmente il paese in una “nazione cristiana” e a imporre l’osservanza del culto settimanale il primo giorno della settimana.

Un rapporto complicato
Fu per queste ragioni, tra le altre, che l’avventismo ebbe sempre un rapporto complicato con la nazione in cui era nato, apprezzando alcuni dei principi politici che gli Stati Uniti sostenevano di abbracciare, pur denunciando sempre con lucidità profetica il modo in cui non fossero all’altezza dei valori che professavano. In questo senso, l’avventismo è sempre stata una voce fuori dal coro, dissidente, storicamente che esprimeva il proprio disagio a identificarsi nei governanti inclini all’oppressione.

Va sottolineato che la libertà promossa dagli avventisti non era finalizzata esclusivamente al proprio interesse. Non si pronunciavano a favore degli schiavi basandosi esclusivamente sulle loro previsioni profetiche, credendo che la negazione della libertà per alcuni avrebbe portato alla negazione della libertà per loro stessi. Questo è stata senza dubbio solo in parte una delle ragioni della loro presa di posizione. Essi difendevano gli schiavi per il bene degli schiavi. Erano mossi da compassione e riconoscevano che gli schiavi portavano l’immagine di Dio e quindi meritavano di essere trattati con dignità, amore e rispetto.

Consentitemi una considerazione: ho l’impressione che oggi noi avventisti abbiamo perso quella voce profetica. Possiamo anche parlare di profezia, ma non sono sicuro che lo facciamo con il senso dell’emergenza che stiamo vivendo.

Possiamo anche promuovere la nostra linea del tempo e i nostri grafici escatologici, ma non sono sicuro che siamo effettivamente schierati a difesa degli oppressi. Possiamo parlare di libertà e indipendenza per noi stessi, ma non sono sicuro che la promuoviamo a favore degli altri (e, di conseguenza, quando oggi parliamo di “libertà”, spesso lo facciamo solo per interesse personale).

Possiamo richiamare l’attenzione su potenziali leggi che, in futuro, impongano l’osservanza della domenica, ma restiamo in silenzio quando il nostro governo ignora o modifica le leggi esistenti. Possiamo chiamare la gente fuori da “Babilonia”, ma potremmo non essere aggiornati sul perché Babilonia è tale.

E lasciatemi solo aggiungere: sembra che negli anni ‘80 del XIX secolo fossimo disposti a sottolineare i modi in cui Babilonia era caduta, ma negli anni ‘20 del XXI secolo sembriamo inclini a trascurare una critica reale che rappresenti le ragioni di questa caduta. In altre parole, dobbiamo proclamare la verità presente, e non solo la verità che era presente 150 anni fa (senza negare l’attualità delle verità proclamate nel XIX secolo).

Potrei fare numerosi esempi, come i maltrattamenti imposti dallo Stato agli “stranieri”, l’invasione delle città americane da parte del suo stesso esercito, la limitazione della libertà di parola da parte di coloro che si autoproclamano i suoi più convinti sostenitori, il fervore nazionalistico che, in nome di Cristo, sta caratterizzando un numero crescente di persone. L’elenco potrebbe continuare.

Il punto è che un tempo gli avventisti, compresi quelli nelle più alte posizioni di leadership, si sarebbero espressi apertamente su questo genere di argomenti. È forse giunto il momento di farlo di nuovo?

Certo, proclamiamo l’imminenza della venuta del nostro Salvatore, affermando senza ombra di dubbio che il suo ritorno è l’unica soluzione a tutti i nostri mali. Ma, alla luce di quel ritorno, parliamo anche con voce profetica della gravità delle ragioni reali per cui Babilonia è caduta e invitiamo le persone ad allinearsi ai modi amorevoli, giusti e compassionevoli di Dio e del suo regno.

Shawn Brace

Note
[1] J. White, “The Nation,” in Review and Herald 20, no. 11, Aug. 12, 1862, p. 84.

[Fonte: adventistreview.org. Pubblicato sul Messaggero Avventista, maggio 2026]
[Immagini: Justin Skinner, Dreamstime.com, Advent Review and Sabbath Herald e Spectrum]

Per approfondire, segnaliamo:
– il libro “Apocalyptic Abolitionism: How Millennialists Helped Abolish Slavery and Reform America” (North American Religions) Paperback di Kevin M. Burton, qui.
– un estratto dell’Advent Review and Sabbath Herald del 12 agosto 1862, qui.
– l’articolo “Revelation, Slavery, and America’s Dragon Heart” pubblicato su spectrummagazine.org.

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