In mezzo a crisi, incertezze e a un flusso continuo di informazioni, la Bibbia indica una speranza che non dipende dalle circostanze.
Era quasi mezzanotte. Anna spense il televisore, ma le immagini continuavano a scorrerle nella mente: guerre, economie in crisi, leader nei quali ormai nessuno sembrava più riporre fiducia e un mondo che pareva aver esaurito la propria pazienza. Si avvicinò alla finestra, guardò il buio fuori e sussurrò: “Fino a quando?”.
Forse anche tu ti sei posto questa domanda. Magari è capitato proprio a te o a un tuo amico di restare sveglio sino alle tre del mattino, con il cellulare in mano e il cuore appesantito da notizie che alimentano soltanto inquietudine. Il tempo che abitiamo non è mai stato così connesso alle fonti di informazione e, a stesso tempo, così disorientato di fronte a esse.
Gesù disse ciò che nessuno si aspettava
Duemila anni fa Gesù si sedette con i suoi discepoli sul monte degli Ulivi e descrisse il futuro con una serenità sorprendente: guerre, voci di guerre, nazioni in conflitto, segni nel cielo e sulla terra e uomini che sarebbero venuti meno per la paura. I discepoli lo osservavano aspettandosi di leggere angoscia sul suo volto. Ma non ce n’era.
Anna aprì la sua Bibbia e trovò una frase che meriterebbe di essere appesa alla parete di ogni casa del nostro tempo: “Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina”, Luca 21:28.
Alziamo il volto. Non lasciamoci schiacciare, non fuggiamo e non cediamo al panico.
La Bibbia non presenta ciò che stiamo vivendo come la fine della storia, ma come il prologo di un nuovo inizio. Quello che sembra l’ultimo capitolo è, in realtà, l’ultima pagina prima dell’eternità. La storia non si conclude nel caos, ma in Dio.
Il rischio di fissare lo sguardo sull’abisso
In questo tempo esiste un pericolo concreto: diventare prigionieri dei titoli di cronaca. Restare intrappolati in analisi, speculazioni e teorie, inseguendo continuamente il prossimo segno, il prossimo evento o l’ennesimo “profeta” dei social network. Questa non è vigilanza spirituale. È ansia mascherata da spiritualità.
Anna continuò a leggere la Bibbia. Gesù fu molto chiaro: ci ha chiamati a vegliare sul nostro cuore, non a monitorare continuamente le notizie. La vera preparazione per ciò che verrà non nasce davanti agli schermi, ma nel silenzio dell’anima alla presenza di Dio.
Ellen G. White (co-fondatrice della chiesa avventista, ndr) esprime il concetto con semplicità e profondità: “Non rendiamoci infelici per i pesi del domani. Portiamo con coraggio e serenità quelli di oggi. Abbiamo bisogno di fede e fiducia per oggi” (“Mente, carattere e personalità”, vol. 2, p. 119).
La domanda fondamentale non è quando finirà tutto. La questione è: che persona sto diventando mentre aspetto?

Il bisogno più intenso dell’anima
Il mondo moderno offre analisi, dati, previsioni e pareri di esperti. Ma nessuna di queste cose da sola può rispondere alla paura che abita il cuore umano. Perché il problema non è l’assenza di informazioni, bensì la mancanza di comunione con Dio.
Il risveglio spirituale avviene quando un cuore che si era raffreddato torna a sentire il calore della presenza divina. È quando la preghiera smette di essere un semplice rituale e diventa un autentico incontro. È quando la Bibbia inizia a parlare direttamente alla vostra vita.
White scrive che, prima degli eventi conclusivi della storia, fra il popolo di Dio “vi sarà una rinascita della pietà primitiva, quale non si è mai vista dai tempi apostolici” (“Eventi degli ultimi giorni”, p. 190). Se questa esortazione era urgente quando fu scritta, lo è ancora di più oggi.
Il risveglio non comincia nei grandi eventi, ma in una mattina qualunque, quando decidi di mettere Dio al primo posto. Prima del cellulare. Prima delle notizie. Prima della frenesia della giornata. Era proprio ciò che Anna stava facendo quando si rialzò, guardò il cielo dalla finestra e aprì il suo cuore a Dio, come si parla a un amico.
E quando il cuore cambia dentro, muta anche la vita fuori. Questa è la riforma, la trasformazione: l’espressione concreta di uno spirito rinnovato nelle abitudini, nelle priorità, nel modo di relazionarsi con gli altri e nell’affrontare il futuro.
La speranza che il mondo non può offrire
Alla fine, ciò che distingue chi attraversa le crisi con spirito di pace da chi soccombe alla disperazione non è il denaro sul conto corrente né la stabilità del lavoro. È l’àncora alla quale ha affidato la propria vita.
“Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta, se i monti si smuovono in mezzo al mare”, Salmo 46:1,2.
Il salmista non pronunciò queste parole perché i problemi fossero scomparsi, ma perché sapeva in chi aveva riposto la sua fiducia.
Quando quella sera Anna chiuse la finestra e andò a dormire, non aveva ancora tutte le risposte alle sue domande. Ma possedeva qualcosa di molto più prezioso: la certezza profonda che c’è Qualcuno più grande di qualsiasi notizia che continua ad avere il controllo della storia del mondo.
La fine del mondo annunciata dalla Bibbia non è una tragedia, ma una promessa. Non è la conclusione della vita, ma la fine del dolore, del lutto, delle lacrime e della morte (Apocalisse 21:4). È l’inizio dell’eternità.
E l’eternità comincia già oggi, nel momento in cui scegli di riporre la tua fiducia in Dio.
Valdeci Júnior vive a San Paolo (Brasile) e svolge il ministero pastorale da oltre vent’anni.
[Fonte: noticias.adventistas.org. Tradotto dalla redazione]
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