Il 14 maggio scorso si è spenta Anita Dogliani. Con i suoi 93 anni era il membro più anziano della chiesa avventista di Torino. Dopo poche settimane avrebbe festeggiato i 70 dal suo battesimo.
Negli anni ‘50 Anita aveva frequentato il corso teologico a “Villa Aurora”, Firenze, conseguendo il diploma di lettrice biblica, lavorando poi per un periodo nella clinica avventista “La Ligniere”, in Svizzera.
Qualche anno dopo è ritornata a Torino, la sua città. Non l’ha più abbandonata, diventando un punto di riferimento indiscusso nella comunità con la sua presenza costante e puntualissima.
Anita aveva dato il suo contributo come diaconessa; successivamente come tesoriera, per il periodo record di 29 anni. Anche in età molto avanzata aveva continuato a partecipare alla vita di chiesa con vivacità e fermezza.
La capigliatura candida sempre impeccabile, l’aspetto curato e lo sguardo penetrante a cui era difficile sottrarsi, la rendevano vagamente somigliante a una illustre coetanea regale, e la facevano individuare immediatamente all’interno della sala. Ma era il suo sincero attaccamento alla chiesa, la sua partecipazione continua e in qualche modo rassicurante che le avevano fatto guadagnare l’affetto di tutti.
Il past. Stefano Calá ha officiato il funerale lunedì 18 maggio nella chiesa di Torino. “Se si aveva il coraggio di ‘affrontarla’, sapeva anche dare tenerezza”, è stato detto durante le esequie in un ricordo affettuoso. Di Anita è stata evidenziata l’arguzia, a volte tagliente, ma anche la sua onestà intellettuale che, insieme alla sua fede nella salvezza per grazia, facevano riflettere e gettavano nuova luce sull’argomento di cui si stava parlando insieme.
Negli ultimi mesi, con le poche forze che non le consentivano più di uscire di casa, lottava in preghiera per le persone che amava e per la sua comunità.
Anita ci manca.
Ci aggrappiamo al pensiero della risurrezione, quando potremo riabbracciarla. Quando non esisterà più la parola ‘addio’.
Paola Visigalli







