Contesto complicato quello creato dal Covid-19, specialmente per i pazienti con malattie croniche e rare che necessitano di terapie di lungo periodo e dunque di un follow up sistematico e costante. Visite sospese e non sempre riprogrammate a breve, interventi rimandati e difficoltà ad interagire col proprio medico, soprattutto con lo specialista. Tutto questo ha comportato la limitazione del contagio da Covid-19, ma anche un conto troppo alto da pagare. Ciò ha reso ineluttabile la riorganizzazione del SSN, anche attraverso la telemedicina, accelerando i tempi della sua ufficializzazione”. La Conferenza Stato-Regioni ha approvato perciò le Linee Guida "Indicazioni nazionali per l'erogazione di prestazioni in telemedicina" elaborate dal Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dellISS su mandato del Ministero della Salute, a partire da indicazioni fornite dalle Regioni e dagli studi che lo stesso Centro Nazionale aveva iniziato da tempo.

Quali sono i punti basilari delle Linee-guida e in quali casi e con quali modalità si può accedere ai servizi di telemedicina? E qual'è la reazione dei medici e dei pazienti?

Dopo la fine del Covid-19, è auspicabile una stabilità operativa della telemedicina. Le tecnologie assistenziali del futuro, sia nel campo dell’hardware che del software, necessitano ancora di suppletivi studi preparatori a garanzia dell’ulteriore e opportuno sviluppo della telemedicina, per costruire un rapporto medico-paziente totalmente nuovo, senza sconti sulla sua efficacia.

 

Intervista di Mario Calvagno e Carmen Zammataro al dott. Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Foto: ID 193561627 © Verbaska  Dreamstime.com

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