Questo è il mese in cui si chiudono i quaderni. Finisce la scuola, arrivano gli esami di licenza media e di maturità, le aule si svuotano ma le teste restano piene. Non solo di nozioni, ma di attese, timori, aspettative. Per molti giovani questo non è soltanto un passaggio scolastico: è la prima vera soglia di responsabilità, il momento in cui si scopre di non poter semplicemente “ripetere la lezione”, ma di dover scegliere come stare nella vita.
Sulle pagine del Messaggero Avventista cartaceo e online attraverseremo più volte il tema della soglia. Infatti, parliamo di speranza, di missione, di cura, di ascolto, di futuro. Vogliamo ricordarci che la speranza non nasce dalla pienezza, ma dal vuoto: da ciò che manca, da ciò che non è ancora chiaro, da ciò che ci costringe a fidarci di Dio e degli altri. È un messaggio potente proprio in un tempo in cui tutto sembra chiedere prestazione, controllo, autosufficienza.
Gli esami, in questo senso, sono una metafora onesta della vita: non misurano tutto, ma mettono a nudo qualcosa. Espongono fragilità, domande irrisolte, paure che spesso gli adulti faticano a riconoscere. Ma possono diventare anche un’occasione di crescita e di speranza, se leggiamo questi passaggi non solo come prove da superare ma come spazi di trasformazione.
Le storie di giovani impegnati nella missione ci ricordano che crescere non significa avere tutto chiaro, ma mettersi in gioco. La missione, come la fede, non è altrove: comincia dove siamo, nelle relazioni quotidiane, nel lavoro, nello studio, nei piccoli gesti che non fanno rumore ma cambiano il clima intorno a noi. È lì che molti scoprono Dio e la speranza.
Anche il racconto della cura dell’ambiente e dell’ascolto del creato ci interpella. Attendere il futuro distruggendo il presente, confidare nella fine dimenticando la custodia, è una tentazione antica. La fede biblica non chiama a essere spettatori del domani ma a essere custodi responsabili dell’oggi. Lo stesso vale per le relazioni umane, per l’accoglienza, per l’attenzione verso chi è invisibile o in cammino forzato, come ci ricorda la Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno.
Infine, la lettura dei tempi profetici ci invita a una vigilanza sobria e alla speranza. Non a una paura ossessiva, non a una ricerca spasmodica di segni, ma a una fede che non si lascia distrarre dalla sua missione fondamentale: amare, servire, testimoniare. “Il vostro cuore non sia turbato”, ha detto Gesù. È una parola che vale tanto davanti ai titoli dei telegiornali quanto davanti a un banco d’esame.
Il nostro augurio è che in questo mese di giugno possiamo assumere una responsabilità comune: accompagnare senza schiacciare, sostenere senza sostituirci, sperare senza fingere certezze. Per molti ragazzi e giovani è il tempo dell’ultima campanella. Per tutti è il tempo di imparare che la vita non è una gara da vincere, ma una vocazione da seguire, passo dopo passo, soglia dopo soglia.
Giuseppe Cupertino
[Fonte: Il Messaggero Avventista, giugno 2026]
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