"Quello che abbiamo denunciato più volte con la Fondazione Caponnetto, e prima di noi diversi magistrati antimafia, sta accadendo". Inizia così l'intervista sul  regime carcerario di 41 BIS a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, che ricorda, fra l'altro, che lo stesso Caponnetto riteneva decisivo quel regime carcerario per la lotta alla mafia. L'articolo 41-bis è una disposizione dell'ordinamento penitenziario italiano introdotta dalla legge 10 ottobre 1986, n. 663. Il comma 2-quater dell'art. 41- bis prevede che «i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione» siano «ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all'interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell'istituto…». In tal modo è stata recepita dalla legge – e, soprattutto, resa assolutamente inderogabile – la prassi seguita in linea di massima dall'Amministrazione penitenziaria, sin dai primi anni novanta, di allocare in apposite e selezionate strutture penitenziarie i detenuti in questione (fonte: wikipedia).
I boss mafiosi stanno via via approfittando delle maglie aperte dalle necessità sanitarie legate al Coronavirus, per tornare facilmente in libertà .
L’elenco dei più pericolosi boss scarcerati si allunga. D’altronde hanno a disposizione capacità economiche e mezzi per dimostrare, spesso falsamente,  che hanno bisogno di cure esterne.
Adesso anche i boss del calibro di Bonura e Sansone ritornano a casa. Parliamo di mafiosi che hanno sulle spalle responsabilità tremende e sono pronti a riprendere il proprio ruolo a tambur battente in un mandamento.
Si rischia così di andare incontro ad un vero e proprio disastro, sottolinea anche l'altro ospite, Giuseppe Lumia, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia, tutt'ora sotto scorta e figura storica dell'antimafia italiana. È altrettanto chiaro e scontato il fatto che i boss appena mettono piede fuori dal carcere, tornano ad essere immediatamente operativi.

Bisogna subito controllare con tutta la severità possibile perché ciò sia successo nel recente passato e, se necessario,  chiarire pure normativamente che i boss mafiosi in base al 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario, semmai ne avessero realmente bisogno,  vanno curati dentro la sanità carceraria che è in grado di realizzarla e di realizzarla bene.
Sul resto dei detenuti comuni, riprende ancora Lumia, bisogna continuare ad applicare il doppio binario. Vanno semmai previste, per un tempo limitato al contenimento dell’epidemia,  ulteriori e sempre rigorose possibilità di terminare agli arresti domiciliari il tratto finale della propria pena.
Riprendere subito in mano la situazione per riportare in carcere i boss mafiosi e aprire un po’ di più ai detenuti comuni, diventa quindi la priorità su cui lavorare in Parlamento e nel Governo, con serietà e coerenza.

L'intervista è stata curata e condotta da Claudio Coppini e Roberto Vacca

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