Due contributi della Commissione globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, nella Giornata mondiale del lavoro dignitoso.

Maria Elena Lacquaniti – La Giornata mondiale del lavoro dignitoso che si celebra il 7 ottobre di ogni anno, è stata istituita dalla Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc) nel 2008, ricorrendo alla definizione introdotta per la prima volta dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 1999.

A tredici anni da quella data l’obiettivo della “dignità” è sempre più lontano per una politica del lavoro che continua ad assumere il lavoro vivo come un costo da abbattere, per il quale i contribuenti devono finanziare le imprese con sgravi contributivi, agevolazioni e incentivi e nella sua struttura l’esistenza di lavoratori meno redditizi come le donne, i giovani con meno di 36 anni e i disoccupati con più di 50 anni che senza incentivi pubblici verrebbero scartati (e penalizza il lavoratore rendendolo il bersaglio dei tagli alla spesa pubblica e privata). Nel 2021, sono state confermate e attivate agevolazioni per le assunzioni, soprattutto per “limitare il peso dei contributi Inps da versare per i lavoratori che -essi dicono- costituiscono un onere piuttosto consistente per il bilancio di qualsiasi azienda”.

In Italia 800.000 persone hanno perso il lavoro nel 2020, per lo più precari, giovani e donne non dipendenti, part time, intermittenti. Di questi ad oggi sono stati recuperati i due terzi, di cui i precari sono tre volte maggiori rispetto agli indeterminati. Ci sono 22,7 milioni di occupati secondo Istat (agosto 2021), tra questi 15 milioni gli indeterminati, 5 milioni gli autonomi e 3 milioni i precari; è ancora alto il ricorso alla cassa integrazione e solo da luglio si vedono gli effetti del parziale sblocco dei licenziamenti.

La dignità del lavoro precipita insieme a quella del lavoratore, con l’avanzata del precariato come condizione strutturale, per legge, dimenticando che il lavoro dignitoso non è uno slogan ma l’insieme dei seguenti principi:
– Applicazione di un contratto
– Salario
– Sicurezza
– Conciliazione vita/lavoro
– Wellfare
– Parità di genere
– Ambiente di lavoro

L’ Ituc promuove la giornata del lavoro dignitoso con la campagna “Just Jobs”, solo lavori, un brief secco, l’imperativo con cui si chiede ai governi di sviluppare piani per il lavoro, per creare 575 milioni di posti di lavoro e la formalizzazione di almeno la metà dei lavori informali entro il 2030. Questo porterà il mondo alla piena occupazione con un profilo di sostenibilità sociale ed ambientale e interverrà in questo mondo del lavoro oscuro dove si intrecciano evasione fiscale e contributiva, così come l’economia della criminalità, che si muove anche nell’immigrazione irregolare e nello sfruttamento del lavoro minorile:
• Lavori rispettosi del clima – per stabilizzare il pianeta e realizzare un’economia a zero emissioni di carbonio.
• Posti di lavoro inclusivi – perché oltre 200 milioni di posti di lavoro nel mondo sono stati persi a causa del Covid-19 e la stragrande maggioranza è stata persa dalle donne.
• Lavori con diritti, compreso l’orario di lavoro massimo, il salario minimo di sussistenza e la salute e la sicurezza sul lavoro, indipendentemente dalle modalità di lavoro.
• Posti di lavoro nell’assistenza e nelle infrastrutture – perché la ripresa dalla pandemia deve essere resiliente per affrontare shock futuri e altre minacce.

L’Ituc quindi spinge affinché la ripresa sia affidata con priorità alla costruzione di posti di lavoro regolamentati dai punti suddetti e dove non sia più prescindibile il rispetto del clima con la realizzazione di un’economia a zero emissioni di CO2 e orientati al raggiungimento dell’obiettivo 8 del Sdgs 2030 Sustainable Development Goals (obiettivi dello sviluppo sostenibile), lotta alla povertà.

“La creazione di posti di lavoro è centrale nel Nuovo Contratto Sociale, insieme ai diritti, alla protezione sociale, all’uguaglianza e all’inclusione. La Giornata mondiale per il lavoro dignitoso amplificherà l’appello Just Jobs, come sottolinea il nostro brief della campagna, per affrontare la crisi dell’informalità”, ha detto Sharan Burrow, segretaria generale dell’Ituc.

In questa giornata la Glam sostiene le indicazioni sindacali per fermare il degrado e l’umiliazione prodotte da condizioni lavorative sia nel sommerso che nel formale dove il precariato e la frantumazione contrattuale accentuano le disuguaglianze tra lavoratori (una sorta di guerra tra poveri) e le discriminazioni (violazione sistematica della parità dei diritti uomo/donna e su base etnica).  Ma anche gli incidenti troppo spesso mortali (772 da gennaio ad agosto 2021, sono state 1538 le denunce nel 2020).

I lavoratori e le lavoratrici italiane, si augurano che questa giornata del lavoro dignitoso, possa scuotere le coscienze della classe dirigente, illuminare gli imprenditori italiani, a capo per lo più di piccole e medie imprese e dare un volto ai lavoratori ed alle lavoratrici di ogni ambito. Non più esseri senza nome bensì corpi in carne ed ossa capaci di garantire a se stessi ed alla propria famiglia una qualità della vita dignitosa e di contribuire con il proprio lavoro al benessere della società.
La Glam appoggia dunque la domanda di lavoro buono.


Francesca Evangelisti – La prima scena della serie Lupin distribuita da Netflix si apre con il protagonista che si traveste da addetto alle pulizie del Louvre di Parigi per poterci entrare senza essere visto. Indossando gli abiti di un lavoratore modesto si è reso invisibile anche se sotto gli occhi di tutti. È proprio questo il tema che affronta il consulente del lavoro francese Dennis Maillard nel suo libro Indispensables mais invisibles? Reconnaître les travailleurs en première ligne (Ed. De l’Aube, 2021).

Indispensabili ma invisibili, queste le caratteristiche di tantissimi lavoratori al giorno d’oggi: corrieri, cassieri, addetti alle mense, operai, addetti alla logistica, eccetera. Senza di loro il mondo che conosciamo non esisterebbe, eppure li guardiamo senza vederli, non godono di alcun riconoscimento sociale. Per un assurdo paradosso questi lavoratori che usano i loro corpi per trasportare, tirare, spingere, lavare, qualcosa per noi quando poi ci passano davanti non ce ne accorgiamo o, peggio, li classifichiamo come persone di serie B.

Durante la pandemia abbiamo rivalutato questi lavoratori, alcuni sono diventati addirittura degli eroi! Ridando finalmente dignità a tutte queste professioni così indispensabili.

Dobbiamo fare in modo che questa rivalutazione non sia solo provvisoria, il cambiamento parte da noi, da te e da me. Ogni essere umano è stato creato a immagine e somiglianza del Dio creatore e ha un valore immenso che non può e non deve essere sminuito dal tipo di lavoro che svolge.

[Immagine: Nev]

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