In questa nuova puntata di Sfogliando il Giornale,  Roberto Vacca e Claudio Coppini hanno intervistato Paolo Tognina, teologo e giornalista della radiotelevisione svizzera (RSI), sulla consultazione popolare contro burqa e niqab che si è svolta lo scorso 7 marzo in Svizzera.  "Il velo integrale è strettamente legato all'ideologia islamista radicale e contrario al nostro modello di vita". È questo il manifesto del Comitato di Egerkingen, piccolo comune del Canton Soletta, da cui è partita, grazie ad esponenti legati all'Udc – il partito sovranista svizzero maggioritario al Parlamento Federale – l'offensiva contro burqa e niqab che, oggi, con un referendum, ha convinto una sia pure risicata maggioranza di elettori svizzeri. Il 51,2% ha votato per proibire la presenza, nei luoghi pubblici, dei simboli islamici che coprono il viso (da un articolo di Repubblica del 7 marzo. N.d.r. : l 'Udc è il primo partito partito in Svizzera, con il 29% dei consensi e due rappresentanti nel Governo Federale composto da sette rappresentanti, in una grande coalizione insieme ai socialisti).

Ancora una volta i numerosi pronunciamenti delle confessioni religiose, comprese quelle evangeliche, non sono riusciti a far breccia nell'elettorato svizzero. Ma cosa rappresenta questa vittoria della destra sovranista anti-islamica? In termini pratici, non molto, secondo Paolo Tognina. I veri problemi, anche nei rapporti con l'Islam, sono ben altri.

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