Anche l’Etiopia ha il suo giorno, o meglio, i suoi giorni della “memoria”, e ricorrono il 19, 20 e 21 febbraio. In quei giorni, nel 1937, soldati e squadracce di fascisti italiani massacrarono ferocemente circa trentamila persone, fra cui donne, bambini e persino mendicanti, per ritorsione dopo l’attentato al maresciallo Graziani, nominato viceré dal governo Mussolini, e ad altri gerarchi del regime. Li massacrarono per strada, nelle loro case, bruciandoli vivi, fucilandoli di fronte alle famiglie, ammazzati di botte, impiccati.

Comincia così un drammatico articolo di Marta Torcini dal titolo L’Etiopia e i giorni della memoria apparso sulla rivista on line voceevangelica.it. Un articolo che mette in discussione il colonialismo "buono" italiano, di tipo paternalistico, fattore di sviluppo e civiltà cristiana. In realtà parecchi italiani – non solo militari – si macchiarono di crimini contro l'umanità, per i quali non scontarono alcuna pena o pene molto lievi, senza una decisa riprovazione sociale. Si è infatti steso un velo di silenzio (omertoso) su quei tragici fatti, per i quali l'Italia non ha mai fatto i conti con se stessa fino in fondo. Non c'è mai stato un processo internazionale sui criminali di guerra italiani, come avvenne a Norimberga per i gerarchi nazisti. Persino sui libri di storia scolastici si preferisce spesso offrire ai ragazzi una generica condanna piuttosto che entrare nei dettagli dei crimini italiani. L'iniziativa coloniale italiana è spesso criticata nel contesto di una condanna complessiva del colonialismo europeo ed è talvolta liquidata semplicemente come "anacronistica". Se volete ascoltare un'opinione diversa, per esempio il punto di vista degli etiopi, vi proponiamo la lettura dell'articolo di Marta Torcini e l'ascolto dell'intervista curata da Roberto Vacca. Ricordare è importante, perchè se non c'è pentimento, non c'è neppure perdono.

 

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