“(…) egli l'afferrò e le disse: «Vieni a unirti a me, sorella mia». Lei gli rispose: «No, fratello mio, non farmi violenza; questo non si fa in Israele; non commettere una tale infamia! Io dove potrei andare piena di vergogna? E quanto a te, tu saresti considerato un infame in Israele. «Te ne prego, parlane piuttosto al re, egli non ti rifiuterà il permesso di sposarmi». Ma egli non volle darle ascolto e, essendo più forte di lei, la violentò e si unì a lei. Poi Amnon ebbe verso di lei un odio fortissimo; a tal punto che l'odio per lei fu maggiore dell'amore di cui l'aveva amata prima. Le disse: «Àlzati, vattene!»” (2Samuele 13:7-15).

Lo scrittore biblico narra con coraggio uno stupro di circa tremila anni fa, quello perpetrato da Amnon, figlio del re Davide, sulla sorellastra Tamar.

I passi attraverso i quali si muove di solito, ancora oggi, la violenza sulle donne ci sono tutti: l’ambito familiare, il desiderio insano, la trappola che viene tesa, la violenza che non sente ragioni, il dolore e la vergogna della vittima, l’odio e il disprezzo del carnefice. Ce ne parlano purtroppo anche piuttosto spesso le notizie di cronaca.

Intervista di Mario Calvagno al pastore avventista Daniele Benini.

 

Foto: Alexas_Fotos_Da Pixabay_fear-1131143_1280

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