«Sono un pazzo che ama Dio», scriveva Jack Kerouac. Una religiosità eccentrica e da riscoprire, la sua, da ricercare nelle apparizioni del suo mondo poetico, nelle estasi che l’accendono, nella solitudine che lo tormenta, nelle cadute che lo trafiggono, nella lotta e nell’affidamento a Dio, nella visione sacramentale della scrittura che lo sorregge, fuori da qualsiasi percorso codificato. (…) Mistico pazzo cristiano. Spettro inseguito dal senso di colpa e dal peccato. Orfano alla mercé del diavolo. Uomo sensuale innamorato della purezza. Selvaggio viandante perso on the road. Folle di vita, ossessionato dalla morte. Cantore della verità, trafitto dalla disillusione. Alla ricerca disperata del volto di Dio, che incontra, deforma, ama e accusa, bestemmia e prega. Jack Kerouac è elusivo, labirintico. Chi voglia imprigionarne il volto in una narrazione lineare si condanna a una cocente sconfitta. A cinquant’anni dalla morte, il senso della sua opera resta ancora in parte inesplorato. Un filo rosso la percorre incessantemente: l’inquietudine religiosa, l’ansia di Dio. 

E' quanto scrive Luca Miele,  giornalista del quotidiano "Avvenire" nel suo saggio "Il Vangelo secondo Jack Kerouac" (ed. Claudiana), in cui esplora la spiritualità eccentrica e provocatrice di Jack Kerouac,  romanziere e icona della generazione beat. In questo numero di Leggiamo insieme, vi proponiamo un'intervista di Roberto Vacca a Luca Miele.

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