Fra le parabole di Gesù troviamo quella dei due figli, raccontata in Matteo 21:28-32: «Un uomo con due figli disse al maggiore: "Figliuolo, vai a lavorare nella vigna, oggi". "Non ne ho voglia", gli rispose il figlio, ma più tardi cambiò idea e vi andò. Poi il padre disse al minore: "Vai a lavorare!" Ed egli rispose: "Sì ci vado". Ma non lo fece. Secondo voi, chi dei due obbedì a suo padre?……». Gesù rispondendo ai farisei, che in quel frangente lo avevano interpellato, li paragona al figlio minore, quello che dice che andrà a lavorare ma poi se ne guarda bene. Mentre dei ladri e delle prostitute sono rappresentati dall’altro figlio che dice di no, ma poi va al lavoro; cioè nonostante tutto sceglie di ubbidire al padre, di fare la volontà di Dio.

 Partendo dalle due categorie, noi, oggi, in che modo siamo implicati in questo racconto?

 Un altro punto importante di questa parabola è il raffronto fra religione e spiritualità. Che differenza c’è fra questi due aspetti che sembrano simili?

 

Intervista di Mario Calvagno e Carmen Zammataro al pastore Saverio Scuccimarri, professore e decano della Facoltà Avventista di Teologia e responsabile della redazione religiosa della Casa editrice ADV.

 

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Foto: 150032631 © Photodynamx | Dreamstime.com

 

 

 

 

 

 

 

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