Davide Romano – L’ora di religione è anche il titolo di un fortunato film di Marco Bellocchio. Ma non è a questo che desideriamo fare riferimento. Tutti i genitori sapranno che entro il 31 gennaio occorre, contestualmente al perfezionamento dell’iscrizione, scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento religioso a scuola. Non si tratta infatti di chiedere un «esonero», come accadeva prima del rinnovo del concordato, ma di esercitare un diritto di scelta. La scelta di avvalersi o non avvalersi può, grazie a un recente (sentenza n. 4634 del 2018) pronunciamento del Consiglio di Stato, essere modificata anche in corso d’anno.

Inutile dire che la presenza dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nel quadro della scuola pubblica, ancorché in forma facoltativa, costituisce un vulnus alla laicità della scuola che non dovrebbe delegare non meglio precisati compiti di supplenza nell’impartizione di contenuti culturali alla chiesa cattolica, come invece recita la legge di attuazione 121/1984 (art. 9.2). Del presunto valore eminentemente culturale, piuttosto che strettamente religioso, dell’Irc le gerarchie cattoliche hanno fatto e fanno ancora oggi ampio uso di magniloquente propaganda.

Cionondimeno, al di là di singoli insegnanti volenterosi e preparati, nel complesso l’ora di religione rimane perlopiù un’ora di catechismo, che nel quadro di una scuola sempre più multiculturale e multireligiosa si giustifica sempre meno.

Per parte nostra invitiamo le famiglie avventiste a non avvalersi di tale insegnamento e a richiedere l’attivazione di una disciplina alternativa, oppure di svolgere altre attività didattiche.  Esiste anche la possibilità di lasciare il plesso scolastico durante quell’insegnamento.

Infine esiste anche la possibilità di cui molte famiglie avventiste continuano a ignorare l’esistenza di invitare il pastore avventista della propria chiesa a recarsi a scuola per svolgere egli stesso l’ora alternativa: tale possibilità è espressamente prevista dalla nostra legge di intesa n. 516 del 1988 art. 12. Tale intervento del nostro ministro di culto non avrebbe alcun costo per lo stato e ovviamente per le famiglie.

Certo, se si decidesse prima o poi di sopprimere l’Irc e magari svolgere un insegnamento di storia delle religioni, davvero si supererebbe un vecchio retaggio dell’antica confessionalità dello Stato e non vi sarebbe più bisogno di rincorrere l’attivazione di insegnamenti «alternativi». Ma la discussione su questo scenario sembra abbastanza lontana dalla realtà del nostro Paese.

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