Vi è molta oscurità quando si tratta di interpretazione biblica. Ecco cinque criteri di base per riconoscere falsi insegnanti e insegnamenti.

Diogo Cavalcanti – In Genesi 1, le parole di Dio producono un'eco creativa. Danno forma alle idee divine, camminano tra energia e materia, scrivono e articolano la fisica per progettare il tempo e lo spazio. Attraverso la sua parola, il Signore non solo riordina il caos, ma vocalizza nuove realtà. “Poich'egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa apparve” (Salmo 33:9).

Tuttavia, un terrorista cosmico ha lanciato un attentato all'Autore della creazione, prendendo di mira i suoi bersagli più vulnerabili. Inaspettatamente, utilizza l'arma più terribile che potesse usare: le parole di Dio. Come in un'arte marziale, cerca di usare la forza dell'avversario contro lui stesso. Così, il serpente antico riproduce e distorce le parole divine che dapprima producono luce, ma poi cominciano a tingere di tenebre il cielo.

Jacques Doukhan sottolinea che “il serpente non sfida la parola di Dio né discute contro di essa. In effetti, si presenta come il narratore di Dio, sottintendendo che Eva non lo avesse compreso bene”.1

Ironia della sorte, la prima interpretazione delle parole di Dio è stata fatta da Satana, come evidenzia Garret Green: "L’ermeneutica teologica ha avuto inizio nel Giardino dell'Eden, proprio come ogni attento osservatore riconoscerà immediatamente il serpente, quella sottile ermeneutica del sospetto" ha fatto “la più antica interpretazione errata di un testo religioso”.2 Nel dolce veleno delle sue parole erano nascosti tutti i disastri, tutte le discordie, tutte le malattie, tutte le bombe, tutte le morti, tutto il dolore.

Fu sul campo dell'ermeneutica – la scienza e l'arte di interpretare la Bibbia – che Satana tentò Gesù nel deserto. Cristo, invece, lo vinse con la Parola. Sia la caduta che la redenzione iniziarono con una disputa sul significato delle parole di Dio. La saga dell'Israele biblico e del cristianesimo, fino al suo esito finale, era ed è stata dettata dalle vie dell'ermeneutica. “La storia della chiesa” afferma Gerhard Ebelling, non è altro che la “storia dell'esposizione delle Scritture”.3

Con questo in mente, dovremmo aprire bene gli occhi quando si tratta di nuove tendenze nell'interpretazione della Bibbia. Innumerevoli voci sui social media hanno articolato i metodi di interpretazione più esotici. Senza rendersene conto e spesso senza alcun preavviso, gli utenti di Internet sono esposti alle vedute più seducenti dei discorsi non biblici.

Avvertimenti
“Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo” (1 Giovanni 4:1). Al tempo di Giovanni vi erano già falsi maestri, e oggi molti di più. In entrambi i casi era ed è necessario metterli alla prova. Ecco cinque criteri di base.

Parlano secondo la Parola di Dio? Alcuni discorsi religiosi sembrano molto belli e addirittura "sigillanti", magnetizzando centinaia di “Mi piace”, ma contraddicono i chiari insegnamenti della Scrittura. Un'insurrezione contro l'idea stessa che la Bibbia contenga insegnamenti o dottrine è sempre più comune, ma questa non è altro che una post-verità, una piacevole menzogna per coloro che non hanno l'amore per la verità (cfr. 2 Tessalonicesi 2:9).

In che modo Gesù avrebbe potuto tenere uno studio biblico sulla sua identità messianica, "cominciando da Mosè e da tutti i profeti" (Luca 24:27), se la Scrittura non avesse avuto un insegnamento al riguardo? Che dire degli insegnamenti biblici sul peccato, la salvezza, la vita cristiana e il secondo avvento? “Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2 Timoteo 4:3, 4). Quel momento è già arrivato.

Usano la Bibbia come fonte essenziale? Occorre verificare se quanto presentato è radicato in ciò che afferma Dio o deriva da filosofia, sociologia, psicologia, antropologia, teorie politiche, teologie segmentate, auto-aiuto, misticismo, relativismo, spiritualismo, perfezionismo, ecc. È necessario differenziare le parole viventi di Dio dalla parola morta delle costruzioni umane. Indubbiamente la Bibbia può dialogare con altri saperi, ma bisogna sempre avere chiara l'eccellenza e il primato della Parola. Infatti, non tutta la teologia è biblica, e la paglia può essere bella, ma solo il grano nutre.

Considerano le Scritture come un tutto coeso e coerente? Alcuni influencer fanno distinzioni tra i libri biblici, rifiutandone alcuni o proponendo una sorta di gradazione di valore tra loro, come fecero in passato Marcione e Lutero. Non vi è libro meno ispirato dell'altro; tutti sono ispirati e utili (2 Timoteo 3:16).

Anche le parole di Cristo, riportate dagli evangelisti, non devono indurci a disprezzare le altre Scritture. Gli insegnamenti di Gesù, come egli avvertì, sarebbero stati completati e ampliati dopo la sua dipartita (Giovanni 16:12), cosa che troviamo marcatamente negli scritti apostolici. Allo stesso modo, l'intero Antico Testamento testimonia di Gesù (Luca 24:27) e non dovrebbe essere letto in contraddizione con i Vangeli. Le false dicotomie bibliche devono essere smascherate.

Portano frutti degni nella tua vita? Cristo ci ha avvertito: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo 7:15,16). È quindi opportuno chiedersi: la testimonianza di questi maestri dà frutti? Le loro parole e le loro opere ispirano? Si traducono in vite salvate? Conducono alla perseveranza nella fede o scoraggiano chi è dentro e sviano chi è fuori? Fare questo tipo di analisi non è “giudicare le persone” ma ascoltare una chiara raccomandazione di Gesù sui falsi maestri.

Attaccano l'esistenza del rimanente? I venti ecumenici soffiano sempre più forti. Si parla di muri che cadono, di pura esperienza d'amore e di piena accoglienza, che a prima vista sembra davvero lodevole. Tuttavia, questa è solo una faccia della medaglia di un discorso che tende a minimizzare l'idea che Dio abbia un popolo alla fine dei tempi. Allergici all'escatologia biblica, dimenticano l'identità cristallina del rimanente: “Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù” (Apocalisse 14:12).

Questo residuo non è un gruppo segreto, ma una comunità reale, organizzata, mondiale, strutturata per compiere la missione (Matteo 28:18-20; Apocalisse 14:6). Senza dubbio, sia le persone che l'organizzazione sono imperfette e hanno molto da cambiare, migliorare e crescere. Nondimeno, la necessità di avere un'organizzazione è una raccomandazione apostolica, senza di essa il messaggio dell'avvento non sarebbe arrivato al mondo e non sarebbe stato possibile proteggere la sua fede (leggi Atti 15). L'attacco al rimanente e alla sua organizzazione non poteva avere altra fonte che l'ira del nemico di Dio (Apocalisse 12:17). Quindi apri gli occhi a coloro che dicono di "amare la chiesa" ma gettano su di essa i loro mattoni verbali, i sospetti e le continue accuse. Questo non è amore.

Si potrebbero aggiungere altri criteri, ma questi cinque sono sufficienti per il momento. Non devono essere usati per agire in modo aggressivo contro gli individui, accusare, violare l'etica e l'amore cristiani. Servono solo a identificare le tendenze e a guidare in un momento di sbandamento e disorientamento. Chi conosce Gesù è radicato nella sua Parola e mantiene una vita di preghiera e di testimonianza, distingue facilmente la voce del Pastore dai sottili rumori del serpente. Finché la Parola sarà conosciuta e vissuta, la luce brillerà e vincerà le tenebre più fitte.

[Diogo Cavalcanti è teologo, giornalista e curatore editoriale presso la Casa Publicadora Brasileira della Chiesa avventista]

Note

1 J. Doukhan, Seventh-day Adventist International Bible Commentary. Genesis, Pacific Press, Nampa, Idaho, 2016, p 91.
2 G. Green, Theology, Hermeneutics, and Imagination: The Crisis of Interpretation at the End of Modernity, Cambridge University Press, 2004, p. 1.
3 G. Ebeling, The Word of God and Tradition: Historical Studies Interpreting the Divisions of Christianity, Fortress Press, Philadelphia, 1964, p. 11-31.

[Fonte: noticias.adventistas.org/pt. Traduzione: L. Ferrara]

(aggiornato il 15 agosto)

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