“Sono forse io il guardiano di mio fratello?” E la tragedia dei migranti continua, senza fine
21 Aprile 2015


Lunedì 20 aprile prima della consueta diretta delle 11.00, gli amici e colleghi Roberto Vacca, Claudio Coppini e Laura Ferraresi si sono guardati negli occhi e hanno rinunciato alla consueta trasmissione di “intrattenimento intelligente” del lunedi’. Era ancora fresca la notizia della nuova immensa tragedia che si è consumata nel Mar Mediterraneo dove hanno trovato una morte atroce e vergognosa 700 migranti, uomini, donne e bambini ammassati e sigillati nella stiva. E’ venuta in mente la provocazione di Martin Luther King: “Non mi fanno paura le parole dei violenti, ma il silenzio degli onesti”, per cui hanno cominciato a contattare chi da sempre si occupa degli altri, di coloro che sono privati dei piu’ elementari diritti umani. Tante voci per provare a dare senso alla domanda/risposta di Caino che ci coinvolge personalmente e collettivamente: “sono forse io il guardiano di mio fratello”? Ed Ecco allora la voce di don Renato Sacco, coordinatore di Pax Christi, che piu’ volte e’ stato presente attivamente in Iraq, in quelle aree cosi’ martoriate dalla guerra e dal post-guerra. Ci ha raggiunto subito dopo Marco Mustacchia, presidente dell’associazione Arcobaleno che opera in Sicilia e che si occupa nella propria struttura del recupero di venti minori rifugiati. Dopo di lui in collegamento da Mazzara del Vallo abbiamo avuto l’intervento del presidente dell’associazione Prendiamolaparola, Karim Hannachi, e in contemporanea da Mestre il pastore avventista Davide Mozzato e ancora il direttore dell’opera sociale avventista (OSA) Franco Evangelisti che ci ha parlato di un progetto in Africa che partirà a settembre per dare sbocchi di lavoro locale a dei giovani. Non sono mancate le voci degli ascoltatori. E alla fine ci sono tornate in mente le parole di don Renato: “Quando sto per lasciare l’Iraq succede tutte le volte. In tanti quando mi incontrano si raccomandano: non dimenticatevi di noi”. Ma non e’ forse la medesima domanda di Dio: Dov’è Abele, tuo fratello?

(reuters)

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