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Francesco Zenzale – “Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza” (1 Corinzi 15:20-24)

L’altro giorno, un amico mi hai parlato della Pasqua, del perché in questo periodo più che festeggiare la vita in onore della risurrezione di Cristo, si celebra la morte e l’ingordigia con l’uccisione di milioni di agnelli., e anche del fatto che come credenti siamo al quanto avulsi dal significato redentivo.

Indubbiamente, anche nell’ambito religioso si avverte il bisogno di tornare alla tomba vuota e cercare di coglierne il significato. Quando il mio pensiero retrocede nel tempo indugiando sulla pietra rotolata dagli angeli, respiro! Si! Respiro la vita! Quell’alito vitale soffiato, alle origini, nelle narici dell’umanità, spezzato a causa del peccato o di quella maledetta infrazione esistenziale, torna ad essere presente per l’eternità.

Gesù è risorto! La morte che per natura definisce l’uomo nel tempo e nello spazio è stata sconfitta definitivamente. In Gesù Cristo, nostro salvatore, possiamo respirare la vita senza tempo e con essa vivere nell’attesa dei nuovi cieli e della nuova terra (Apocalisse 21:1-8). Niente più agnelli da sacrificare, sangue da versare, coltelli da maneggiare, cimiteri da visitare. Chi apre il proprio cuore a Cristo beneficerà di quella straordinaria potenza che trarrà fuori il nostro corpo dalla tomba.

“La resurrezione di Cristo è la grande opera di Dio; essa è la sua risposta al grido d’abbandono di Cristo sulla croce. Tutta la storia del mondo è inclusa nel grido del Cristo ucciso che si abbandona al Padre oltre la morte e nella risposta del Padre che lo richiama alla vita” (Una comunità legge l’evangelo di Marco, ed. Dehoniane, Bologna, p. 444)

Di conseguenza, “per il credente, il Cristo è la risurrezione e la vita. Attraverso il Salvatore viene ritrovata quella vita persa a causa del peccato, perché egli ha la vita in se stesso e può risuscitare chi vuole. Egli ha il diritto di conferire l’immortalità; egli riprende possesso di quella vita che come uomo ha deposto e la comunica all’umanità: ‘Io son venuto perché abbian la vita e l’abbiano ad esuberanza’ (Giovanni 10:10)”, (La Speranza dell’Uomo, ed. Adv, Firenze, p. 603)

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