Michele Abiusi – In ogni religione esiste la funzione sacerdotale. In genere è riconosciuta al sacerdote un’autorità sacrale che fa di lui una persona particolare, diversa, per certe ragioni, dagli altri credenti, spesso più santa.

A lui ci si rivolge per compiere dei sacrifici, per officiare riti e cerimonie, per comunicare con Dio, per ottenere da Dio qualche grazia.

Nella Bibbia, Antico Testamento, il sacerdote oltre ad essere l’autorità in materia religiosa, legale e sanitaria, era mediatore tra il credente peccatore e il Dio santissimo. Solo lui poteva entrare nel santuario, cioè alla presenza di Dio, e solo lui compiva i riti in favore e al posto del popolo. Una parte importante del sacerdozio erano i sacrifici di animali.

Mentre nei culti politeisti i sacrifici servivano a placare l’ira degli dèi e a manipolarli, nel sistema ebraico i sacrifici erano segno e accettazione del perdono di Dio.

Ma con il vangelo di Gesù Cristo, tutto il sistema sacrificale è stato modificato profondamente.

Il primo cambiamento riguarda i sacrifici: all’inizio del suo ministero, nel giorno del suo battesimo, Gesù fu chiamato “l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.

Con questa frase Giovanni il Battista preannunciava l’insegnamento apostolico sul sacrificio “più eccellente” di Gesù Cristo: “Era dunque necessario che i simboli delle realtà celesti fossero purificati con questi mezzi. Ma le cose celesti stesse dovevano essere purificate con sacrifici più eccellenti di questi” (Ebrei 9:23). E sull’offerta del suo corpo “fatta una volta per sempre”. “Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 10:11-14).

Alla sua morte Cristo ha messo la parola fine al sistema sacrificale di Israele.

Ormai il segno, la prova evidente del perdono di Dio non è più un agnello o un montone, ma il Cristo stesso che dalla croce lanciò il grido di perdono che valica il tempo e lo spazio: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

Il secondo cambiamento del sistema sacerdotale riguarda il Sommo Sacerdote: in Israele questa funzione era esercitata dalla famiglia di Aronne. Solo lui poteva incontrarsi con Dio, tramite un cerimoniale realizzato una volta l’anno, lo Yom Kippur, il giorno del grande perdono o del giudizio.

L’autore della Lettera agli Ebrei è categorico nel riconoscere che, per il cristiano, l’unico Sommo Sacerdote è Gesù. “Ora, il punto essenziale delle cose che stiamo dicendo è questo: abbiamo un sommo sacerdote tale che si è seduto alla destra del trono della Maestà nei cieli (Ebrei 8:1) … “dove Gesù è entrato per noi quale precursore, essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec” (Ebrei 6:20).

“Infatti a noi era necessario un Sommo Sacerdote come quello: santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli” (Ebrei 7:26).

È utile sapere che la versione latina della Sacra Bibbia, la famosa Vulgata, traduce l’espressione “Sommo Sacerdote” con la parola “Pontefice”, dichiarando così che Gesù ha abolito e sostituito tutti i sommi sacerdoti del passato ed è l’unico che, essendo santo, immacolato, innocente e senza peccato, può essere chiamato “Pontefice”, ed è l’unico che agisce eternamente in favore dell’uomo, perdonandolo e salvandolo.

Il terzo cambiamento o sconvolgimento del sistema sacerdotale che Cristo ha operato, riguarda i sacerdoti: “anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1Pietro 2:5).

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1Pietro 2:9).

Con Gesù Sommo Sacerdote o Pontefice, tutti i credenti sono dichiarati sacerdoti per continuare la missione del Maestro: testimoniare della vera luce. Ogni credente è invitato a riconciliare il mondo a Dio e rivelare il suo amore, per ricondurre l’umanità ai piedi del Signore.

Come sacerdoti possiamo avvicinarci a Dio senza più paura, senza bisogno di mediatori; senza bisogno di chi pensi per noi, di chi creda per noi, di chi preghi per noi; senza più bisogno che altri ci confessino; senza più delegare la nostra fede e le nostre scelte.

Grazie a Gesù siamo tutti sacerdoti, diventando adulti, responsabili delle nostre azioni. Non siamo più come dei bambini che ricevono il latte preconfezionato nel biberon. Con Gesù siamo adulti coscienti della chiamata di Dio al sacerdozio, per compiere una missione regale, quella affidataci da Dio stesso.

“Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebrei 10:19-22).

Gesù ci ha aperto la strada per conoscere il Padre e per parlargli direttamente senza più paure e senza più deleghe.

Gesù ha fatto di noi tutti dei sacerdoti. Siamo chiamati a riconoscere in lui “l’agnello di Dio” e l’unico Sommo Sacerdote o Pontefice che dobbiamo adorare e servire.

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